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Atti di sottomissione

Atti di sottomissione

Cerca di calmarsi – e di calmarlo – ma la situazione si sta facendo ogni minuto più tesa. È la prima volta che lei e Ciaran vanno insieme a un evento. Un semplice reading in galleria, un modo come un altro per presentarsi ufficialmente agli amici come coppia dato che ormai è un po’ di tempo che si frequentano. Niente di troppo formale, considerando che c’è anche un rinfresco ma la gente è vestita non troppo elegante. Eppure l’insofferenza di Ciaran è palpabile. Continua a guardarsi intorno come in cerca di un diversivo o come per sfidare qualcuno ad osare a chiedergli cosa non vada. Sembra che nulla riesca a metterlo a suo agio: nemmeno la mano, stretta delicatamente ma prontamente tolta e messa in tasca, come se nessuno avesse il diritto di toccarlo, neanche lei. Anzi, proprio lei, la causa della sua presenza in quella dannata galleria, deve stare bene alla larga. Non è la prima volta che si comporta in quel modo, soprattutto quando sono circondati da altre persone; eppure quella sera il suo malumore, che lo avvolge come un’aura in grado di contaminare tutto e tutti, sembra più spessa e più malvagia delle altre volte. Sa che preferisce di gran lunga quando sono soli, ma quella sera non ha trovato una scusa plausibile per rinunciare ad andare a quella stupida rappresentazione, e d’altra parte sapeva che non avrebbe rinunciato a vederla, per cui eccoli lì, mentre si rovinano a vicenda la serata. Il momento più brutto è proprio durante la lettura ad alta voce: Ciaran assume una smorfia di disgusto così marcata che lei inizia a pregare che nessuno dei suoi amici la noti. Una tensione così insopportabile che non aspetta neanche che la rappresentazione finisca per uscire in fretta e furia e aggredirla mentre lei cerca di trattenerlo: “Quelle persone non sono miei amici. Il fatto che io e te andiamo a letto insieme non significa che siano miei amici”...

“Non gli chiedevo amore. Non volevo che guardasse nella mia direzione e mi vedesse; perché non c’era niente che potevo affermare di essere. Mi sono fatta prendere dal panico quando il mio bisogno ha brillato attraverso quel niente, perché era autentico”. È un pugno nello stomaco, l’esordio di Megan Nolan, giornalista e saggista irlandese; Atti di sottomissione è un viaggio crudo e reale nelle dipendenze, da quella per l’alcol a quella per il partner, passando per quella tendenza autolesionista che fa preferire il dolore fisico a quello dell’anima. La protagonista, volutamente senza nome, si innamora perdutamente di Ciaran, un uomo “così bello che non poteva vivere con noi” entrando così in una relazione tossica, e non solo perché lui è incapace di amarla. È lei per prima a non essere in grado di amare sé stessa, riversando nella sua ossessione verso quest’uomo tutte le energie e l’impegno possibili e ritenendo solo lui l’amore possibile. Con una scrittura molto simile a un flusso di coscienza talvolta anche brutale (flusso di coscienza da intendere non come assenza di punteggiatura, quanto proprio come percorso narrativo), la Nolan ci coinvolge in questa spirale di violenza, dolore e perdizione dalla quale a fatica riusciamo a staccarci. A mancare completamente però, attenzione, sono sia il vittimismo che l’autocommiserazione. La protagonista è ben consapevole di quello che sta vivendo – non è un caso che il titolo originale sia Acts of desperation - ma proprio questa consapevolezza la porta a compiere scelte estreme, sino all’ultima, che avrà il valore della liberazione e dell’inizio della guarigione. Suddiviso in spazi ben definiti – Dublino, Waterford e Atene, lungo un arco temporale che va dal 2021 indietro sino al 2019 - Atti di sottomissione mette in prosa la caduta nell’abisso ma anche la risalita, non addolcita né indorata ma crudele e amara quasi quanto la discesa, se non di più. “Mi confortava che il dolore fosse insostenibile. Se fosse stato sostenibile, non sarebbe stato dolore”, dirà a un certo punto la protagonista, ponendo il focus proprio su quanto – tra tutti i dolori – quello d’amore sia il più difficile da gestire e accettare. Un romanzo lucido nel quale non viene omessa nessuna bruttura, nessuna debolezza o piccola felicità e che proprio in virtù di questa dura sincerità ha il grande pregio di suscitare in noi il bisogno di analizzare anche i nostri rapporti personali, presenti e passati. Non senza un brivido di paura per quel che potremmo scoprire.

LEGGI L’INTERVISTA A MEGAN NOLAN