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Attraversare la notte

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La notte è lo spazio più lungo da attraversare. Lo sa bene il comandante di polizia giudiziaria di Bordeaux Jourdan, una vita spesa tra assassini, stupratori e feccia di ogni categoria; lo sa Louise, che trema a ogni rumore fuori dal suo pianerottolo, schiacciata dal terrore che Lucas torni ancora una volta a farle del male. Jourdan è a caccia di un assassino, l’ennesimo. Un femminicida, uno stupratore, un maniaco. La violenza con cui uccide è agghiacciante, lo scempio che lascia dietro di sé è stomachevole anche per uno che ne ha viste tante. Difficile non lasciarsi trascinare nell’abisso di quel male assoluto, e infatti nella vita di Jourdan sembra non esserci più spazio per nient’altro se non l’ossessione di catturare il killer. E così allontana tutto il resto, tutto il bello, la moglie, la figlia. Louise invece il bello cerca di tenerselo stretto: è suo figlio Sam, un bimbo che per i suoi pochi anni di orrori ne ha visto anche troppi, cose che gli avranno scavato dentro traumi oscuri come grotte. È per lui che continua a vivere, a umiliarsi, a cercare una soluzione. Il modo per dare un taglio netto con tutte quelle brutture, lasciarsi alle spalle il presente e iniziare una nuova vita altrove, magari in Bretagna, magari di fronte al mare. Le vite di questi relitti alla deriva si incrociano, due solitudini che si specchiano; a modo loro chiedono aiuto, sanno che la notte è ancora lunga da attraversare…

Hervé Le Corre è un ormai indiscusso maestro del genere noir, e con questo Attraversare la notte offre un’ulteriore conferma della sua bravura. Di questo romanzo convince tutto: i personaggi, umani e deboli, vittime in cerca di una redenzione; le atmosfere cupe e soffocanti, il tempo che sembra sospeso in una pioggia e una notte infinita, simbolo fin troppo evidente della miseria senza riscatto; il linguaggio, inchiodato nel presente, nelle frasi brevi, sferzanti, spigolose; la trama complessa ma mai difficile da seguire, con i personaggi che pagina dopo pagina descrivono se stessi, seguendo un filo invisibile che con perizia si annoda a un certo punto ad altri fili, altre trame, altre vite, fino a quando l’intreccio diventa indissolubile e i destini si legano per diventare tutt’uno. Un libro triste e bellissimo; la notte del titolo non è solo un ciclo del tempo ma uno stato dell’anima, un modo di essere, una lente attraverso cui guardare la vita. Le Corre ha una scrittura che riesce a non stancare mai, forse a volte un po’ troppo manierista nel suo indugiare su alcune descrizioni e situazioni da cliché del genere (ricorre ad esempio, in modo francamente fastidioso, l’aggettivo “azzurrognolo” per descrivere molte cose, dal fumo al riflesso dello schermo televisivo - sarà forse colpa del traduttore?), ma è un peccato veniale che si perdona volentieri nei confronti di un romanzo in ogni caso notevole.