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Attraverso il bardo

Attraverso il bardo

I pensieri e le occupazioni in questa nostra vita sono come “le increspature sull’acqua”: non termineranno mai. Ci sforziamo giorno dopo giorno di portare a termine i compiti a noi affidati e da noi stessi creati ma il giorno successivo altri compiti - diversi eppure tutti uguali - si presenteranno per essere esaminati, dissezionati, ingigantiti, risolti o complicati; e via via che proseguiamo nel cammino della nostra vita le pre-occupazioni, come onde del mare, aumenteranno sempre più e mai si placheranno. La soluzione è la Liberazione. D’altra parte la natura del nostro corpo è transitoria e se non ce ne rendiamo conto meritiamo di essere definiti idioti. Quando il momento della morte verrà, prima o dopo questo non è dato saperlo, allora saremo soli senza il nostro corpo, senza i nostri amici, le nostre ricchezze, i nostri averi e le nostre banali inquietudini. Nulla avrà importanza se non la nostra presenza che dovrà essere forte e attenta specialmente in questo momento, perché potremo scegliere cosa e chi essere (o non essere). È importante cominciare presto, nella quotidianità, giorno dopo giorno, a meditare sulla impermanenza di ogni cosa e di ogni essere, per prepararsi al momento della morte “dall’inizio, nel mezzo e fino alla Liberazione”. È necessario comprendere come l’impermanenza sia il principio che lega ogni elemento, il non attaccamento porti alla consapevolezza e alla dissoluzione di ogni egoismo, la compassione porti all’amore e alla salvezza...

Questo libriccino di neppure duecento pagine va letto e riletto con grande calma e attenzione. Come spiegato perfettamente nell’introduzione del curatore Fabio Zanello, probabilmente il tentativo di dare una risposta alla morte è ciò che accomuna tutte le religioni, nate proprio per dare una spiegazione - e quindi una rassicurazione - a questo evento così misterioso, seppur attraverso un puro e semplice atto di fede, dato che ad oggi di certezze non ve ne sono. I testi di questo saggio, che appartengono alla scuola del buddismo tibetano, narrano del bardo ovvero di quel momento di transizione tra la morte e la successiva rinascita (o liberazione), concetto alla base dello stesso Libro tibetano dei morti (il cui titolo, infatti, è, secondo una scrittura semplificata, Bardo Tödröl Chenmo). Il bardo, recitato vicino a chi è in fin di vita o ha appena esalato l’ultimo respiro avrebbe la funzione di favorire la consapevolezza della ricerca dell’illuminazione e quindi la liberazione del morente dal ciclo delle rinascite, fonte di sofferenza. Quello che è importante sapere è che ciò che accade in questo periodo di confine tra la vita e la morte, secondo i testi riportati, è una pura illusione. Tutto è illusione, perfino ciò che vedremo una volta morti e perciò la nostra mente dovrà essere molto consapevole per non esserne attratta. Quello che sperimenteremo saranno semplicemente proiezioni della nostra mente, ancora attiva. Per questo è importante cominciare a meditare sulla impermanenza ed illusorietà dei nostri attaccamenti: per farci trovare pronti in un momento così scioccante e dirimente come quello fra la vita e la morte. Un testo che, al di là delle nostre credenze o religione di appartenenza, è di indubbio interesse; un linguaggio spesso severo, non edulcorato e che induce a riflessioni tanto sulla morte quanto - e soprattutto - sulla vita.