Salta al contenuto principale

Automi

automi

In principio fu la Creazione: Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza, dotandolo di intelligenza e inventiva. Non passò molto tempo allorquando un essere umano, spinto dalla stessa forza creatrice, provò a diventare artefice. Quasi come un dio. Intanto, in un passaggio pagano di tale processo generativo, si colloca il primo “inventore di esseri”: Efesto. Spetta alla divinità del fuoco, al fabbro dell’Olimpo, l’aver plasmato Pandora, il primo automa. Tacendo delle sciagure che ella finì per arrecare al mondo, da quel momento la spinta ingegneristica alla produzione di manufatti dalle sembianze umane, o animali, dotate di autonomia e, in alcuni casi, di intelligenza diventò inarrestabile. Si narra, per esempio, che Dedalo scolpì statue capaci di muoversi ed è attribuito ad Archimede il celebre orologio ad acqua dotato di figure attivate dai meccanismi. Mitologia e protoscienza si fondono, sacro e fisica suggeriscono prodigi che aguzzano le menti e provocano stupori. In ogni parte del mondo. Da Baghdad, terra di astronomi e di geometri, riecheggiano le meraviglie di congegni ingegnosi, una sorta di album di automi a cui erano applicate tutte le conoscenze di idraulica e cinetica fino ad allora conosciute. Venne poi l’era del tempo calcolato, degli orologi. Esemplari come quello del Duomo di Orvieto o della Cattedrale di Strasburgo sono fortunatamente arrivati indenni ai giorni nostri, mentre dei progetti di Leonardo Da Vinci non abbiamo che i disegni: cavalieri capaci di muoversi e articolare le armature, leoni che mostrano gli artigli e le fauci, macchine per… trasportare altre macchine. Dall’Illuminismo che ispirava opere per celebrare l’ingegno umano e il metodo scientifico fino ai più frivoli passatempi delle corti europee affamate di nuovi spettacoli e stupori, mai nessuna epoca ha frenato quella forza creatrice dell’uomo artefice…

Automa è, nella definizione Treccani, “una macchina che riproduce i movimenti (e in genere anche l’aspetto esterno) dell’uomo o degli animali”; l’etimologia sia greca sia latina ci riporta al concetto di qualcuno o qualcosa “che si muove da sé”. Nell’era dei robot antropomorfi sviluppati dalla NASA, dai dipartimenti di difesa di diversi paesi nel mondo e dalle aziende di intelligenza artificiale, parlare di automi è davvero una questione di protoscienza, di scienza preistorica. Resta quasi immutato, invece, lo scopo di queste invenzioni: accostare all’umano un essere artificiale, più o meno autonomo, che sia un sostituto per i lavori pesanti o pericolosi o un semplice compagno di vita e avventure. O, nei casi più attuali ed estremi, un partner sessuale. Automi è un ibrido editoriale: storia ragionata sull’evoluzione di questi simil-umani, catalogo illustrato delle opere prodotte con la descrizione dettagliata dei progetti, e testo informativo sul Modern Automata Museum (MAM), originale esposizione internazionale a tema a Montopoli in Sabina, nel Lazio. Guido Accascina ne è il curatore. In questo momento, il MAM è in attesa di una nuova casa, dopo essere stato danneggiato dal terremoto del 2016: le attività culturali, i laboratori per bambini sono temporaneamente fermi. Ed è un peccato, perché la conoscenza dell’itinerario ingegnoso che ha portato queste creazioni a superare lo status di giocattolo è più che mai utile per comprendere il presente tecnologico. “Ora che giacciono inerti nelle scatole - ha raccontato Accascina in un’intervista- dobbiamo ciclicamente rimetterli in moto, fare manutenzione agli ingranaggi”. Chissà se nei magazzini della Sabina, nottetempo, i ballerini meccanici e gli uccelli metallici nelle gabbiette cominciano ad animarsi, proprio come accadeva ai dinosauri e ai guerrieri della serie di film Una notte al museo.