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Avanti! Ma non troppo – L’insospettabile vita di Edmondo De Amicis

Avanti! Ma non troppo – L’insospettabile vita di Edmondo De Amicis

Edmondo De Amicis = Cuore. Melensaggini colme di sentimentalismo posticcio infarcito di retorica patriottarda propagata da un trombone che esegue solo note dal suono moral-pedagogico, forse. O forse no. Quanti hanno veramente letto l’opera più nota dell’autore di Oneglia? Ma soprattutto, quanti conoscono altri suoi scritti? Sì, soprattutto scritti: articoli per riviste e quotidiani, reportage di viaggio e di guerra. Viaggi? Guerra? Ma allora... Allora De Amicis non fu quell’idealista chiuso in un mondo tutto rosa e fiori da povero illuso che non conosce la vita. E a guardar bene neanche libro Cuore è tutto rosa e fiori, anzi, è pieno di destini ineluttabili, di crudeltà, di morti premature, di personaggi senza redenzione (Franti in primis), alcolismo e povertà senza speranza. Forse due dita di vita De Amicis le aveva bevute. Fu soprattutto giornalista, cronachista e reporter fenomenale. Come “inviato speciale” girò il mondo: Parigi, Londra, Spagna, Marocco, Turchia, Argentina. Partecipò alla battaglia di Custoza. Il XX settembre 1870 a Porta Pia, era tra quelli che potevano dire “io c’ero”, la vita la conosceva eccome... Nato nel 1846 nella cittadina ligure, a seguito del trasferimento del padre “regio banchiere di Sali e tabacchi”, cresce a Cuneo, città nella quale basta aver fatto tre anni di militare per diventare “uomo di mondo”, come diceva qualcuno. E infatti De Amicis fu militare e “uomo di mondo”. È il 1862 quando la famiglia, sempre a causa del lavoro del padre, si trasferisce a Torino. Il Regno d’Italia è nato da un anno e Torino è la città più evoluta dello stivale. Edmondo, a soli sedici anni, entra nel Corso Ufficiali della Scuola Militare di Modena. A vent’anni è promosso tenente e viene trasferito a Firenze, è la svolta della sua vita: nel capoluogo toscano –il destino di De Amicis sembra essere quello di inseguire una per una le successive Capitali d’Italia- grazie al suo superiore Capitano Grossi, viene introdotto nel salotto della marchesa Emilia Peruzzi che ha il doppio della sua età. Edmondo è un bel ragazzo atletico e... fatto sta che diventa il protetto della marchesa. Sì, con gli anni Edmondo imbolsirà, sarà grazie a cibo, vino e liquori che non disdegnava affatto. Donne? tante. Il tutto facendo la vita del giramondo. Allora? Che idea c’eravamo fatti invece di De Amicis?

Per chi ama le vicende umane e per questo si interessa alle biografie, per chi ama l’Ottocento e la letteratura, Avanti! Ma non troppo è un libro pressoché imperdibile. Prima di tutto perché lascia la parola al protagonista essendo ricchissimo di “corsivi”, ovvero stralci d’opere, appunti, articoli e lettere direttamente dalla penna di De Amicis: un lavoro di acquisizione documentale, raccolta e riordino da applauso. Il libro si sviluppa su altri tre livelli continuamente interpolati tra loro: la narrazione storico-biografica classica; alcune piccole incursioni nel presente nelle quali Giorgio Caponetti fa trapelare tutto il suo amore per Torino e i suoi luoghi, infine un altro livello nel quale la panoramica storica e gli eventi sono affidati a una sorta di “sceneggiatura”. Quest’ultima è –ahimè- la parte che funziona meno (i dialoghi utilizzati surrettiziamente per suggerire gli eventi storici al lettore suonano falsi come un euro di legno). Al netto di questo aspetto, sul quale il lettore potrà essere indulgente, il resto è prezioso, gustoso, saporito. Gli stralci degli scritti deamicisiani danno modo di apprezzarne il contenuto a chi non è mai frullato in mente di sfogliare un libro come Costantinopoli per il semplice fatto di avere la “colpa” di essere stato scritto da De Amicis. Eppure, per chi ama Istanbul, è un invece un libro indispensabile, imprescindibile. “Costantinopoli è il miglior libro su Istanbul”. Indovinate chi lo dice? Aggrappatevi alla sedia: è Orhan Pamuk e ho detto tutto... In ultima analisi De Amicis si trova accomunato, nella considerazione di chi non l’ha mai letto, ai Beatles, quando a parlarne è chi non li ha mai ascoltati. “Vabbè, facevano canzoni pop”. Poi gli fai sentire brani come Being for the benefit of Mr. Kite! O Within you without you e ti senti dire: “interessante, che gruppo è?”. Lo so, è ora di spiegare il titolo del libro: Avanti! è stampato con i caratteri tipografici del quotidiano che diverrà organo ufficiale del Partito Socialista Italiano e sottintende all’avvicinamento di De Amicis al neonato movimento. Lo scrittore cominciò ad interessarsi al socialismo intorno al 1890 – la sua adesione ufficiale avverrà nel 1892 - affascinato dal pensiero di Filippo Turati e, soprattutto, da quello di Anna Kuliscioff che conobbe di persona. Il “Ma non troppo” vorrebbe denotare un cauto e tiepido moderatismo. Forse non è così, ricordiamolo: il pensiero socialista era materia fresca, oggetto delle più disparate interpretazioni e declinazioni, lo è tutt’ora. De Amicis ha rappresentato quella, piccola e relegata al XIX secolo, corrente che aveva letto nel socialismo niente più che una tensione alla giustizia sociale, riuscendo a coniugarlo col pensiero liberale e il patriottismo. Il suo internazionalismo non era in chiave di rivoluzione armata proletaria e planetaria. La sua lettura virava alla russelliana (ante litteram) filantropia universale coniugata con il mantenimento delle identità nazionali. E forse ci ha aveva visto lungo considerando che l’appiattimento e l’omologazione sono stati il grande male delle realtà sovietiche. L’unico male che la società capitalista e consumista non ha disdegnato di raccogliere.