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Avanzando nell’Oriente in fiamme

Avanzando nell'Oriente in fiamme. Il sogno di Lenin di un impero in Asia

Estate 1918. Sedici viaggiatori a cavallo – quattro europei, tra i quali una donna, e dodici soldati indiani – stanno attraversando i monti Tien Shan, lungo sentieri deserti, diretti al confine russo. Sono partiti una settimana prima da Kashgar e sono tutti armati. A capo della strana comitiva c’è un ufficiale britannico, il tenente colonnello Frederick Bailey del Dipartimento indiano dei servizi segreti e politici, ex esploratore di fama e veterano della Prima guerra mondiale. Lo accompagnano il maggiore Stewart Blacker e i coniugi russi Stefanovich del consolato generale di Kashgar, ferventi antibolscevichi. La pattuglia di soldati indiani ha l’ordine di scortare i quattro al confine russo e poi di lasciarli proseguire da soli per una missione segreta. Il governo inglese è ansioso di sapere – a soli nove mesi dalla rivoluzione d’Ottobre – chi prenderà il potere in Asia centrale, la porta dell’India. Ma per conoscere la reale situazione non si può prescindere dall’inviare agenti sul campo. Al confine russo i quattro non trovano ostacoli: i soldati di quella remota postazione di frontiera non mostrano alcuna simpatia per il nuovo regime bolscevico e fanno passare Bailey e i suoi senza fare storie, anzi ospitandoli per una notte. Il giorno seguente la spedizione riprende il cammino, diretta a Tashkent, distante circa dieci giorni di viaggio. Poco dopo aver attraversato il confine, da qualche sparuto incontro si rendono conto di essere preceduti da voci e false notizie che possono metterli in grave difficoltà. Si dice infatti che sia imminente l’arrivo di un esercito britannico d’invasione – di cui loro a questo punto sarebbero l’avanguardia, gli scout – costituito da 12.000 o addirittura 60.000 uomini, secondo alcuni. Probabilmente la voce è stata diffusa dagli stessi servizi segreti inglesi per destabilizzare i sovietici, ma ora Bailey e i suoi compagni di viaggio corrono un mortale pericolo…

“La nostra missione è incendiare l’Oriente”, recitava un’iscrizione nel quartier generale della Prima Armata Bolscevica ad Ashgabat e Lenin dichiarò nel 1920: “L’Inghilterra è il nostro peggior nemico. È in India che la dobbiamo colpire con forza”. Qual era il motivo strategico di questa affermazione così netta? Se la Gran Bretagna avesse perso il controllo sull’India – e sugli altri possedimenti coloniali – avrebbe perso con essa milioni di lavoratori sottopagati e materie prime a prezzi stracciati, quindi le condizioni economiche in patria sarebbero drasticamente peggiorate, il che avrebbe probabilmente portato a scioperi, rivolte, chissà: persino a una rivoluzione socialista. “L’Oriente”, chiosava Lenin, “ci aiuterà a conquistare l’Occidente”. I vertici politici e militari della Gran Bretagna però intuirono subito le intenzioni dei sovietici e diedero il via a massicce manovre di controspionaggio in tutte le regioni asiatiche confinanti con l’India. Una vera e propria guerra segreta che affondava le sue radici nella precedente lotta per il dominio tra britannici e russi, il celebre “Grande Gioco”. E anche altri sognavano la conquista di quella parte del mondo ed entrarono in campo: il barone pazzo Ungern-Sternberg, che con la sua Armata Bianca si macchiò di spaventose atrocità; il generale turco in esilio Enver Pasha, che cercò di fomentare una guerra santa musulmana contro l’invasore ateo comunista; il giovane signore della guerra cinese Ma Zhongying. Peter Hopkirk, leggendario giornalista britannico che ha lavorato per “Independent Television News”, “Daily Express” e “Times” come corrispondente da Medio Oriente, Russia, Asia centrale, Caucaso, Cina, India, Pakistan, Iran e Turchia, racconta questa epopea assai poco conosciuta come se fosse un affascinante romanzo d’avventura, pur senza tralasciare la accuratezza storiografica e documentale (impeccabile anche l’apparato iconografico con foto d’epoca): il risultato è assolutamente travolgente. Libro ineludibile per chi si interessa di Unione Sovietica, colonialismo, India o Asia centrale.