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Babel - Una storia arcana

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Quando Robin sbarca in Inghilterra è solo un bambino. Il professor Lovell lo ha portato con sé da Canton, assumendosi il ruolo di suo tutore. La città si erge sopra la testa del piccolo orfano non ha nulla a che vedere con ciò che ha finora conosciuto: il brusio dei viandanti che sembrano avere sempre fretta; le urla dei marinai al porto; le case alte e strette; gli occhi arrotondati e chiari delle eleganti signore e, soprattutto, la lingua. L’inglese è per Robin solo un suono, tanto affascinante quanto sconosciuto. Il professor Lovell è ben deciso a far sì che questo cambi. Le lezioni di inglese con un maestro privato si tengono ogni giorno nel salotto di casa. Sulla parete posta frontalmente alla scrivania è affrescata un’immensa torre ricca di guglie. Imponente e maestosa, svetta sopra la città e sopra gli uomini. La sua struttura non lascia spazio a fraintendimenti: tutto ciò che vi è di più importante, si trova in quella torre. Niente di più vero. È il Royal Institute of Translation di Oxford, più noto come Babel. Lovell, professore presso l’istituto, assicura a Robin l’esclusivo privilegio di poter diventare uno studente della torre e ambire a occupare un ruolo nella lavorazione dell’argento. Non esiste lavoro più ambito e pericoloso del creare le magiche tavole che permettono, in ogni lingua, di creare incantesimi stupefacenti. A detenere il controllo di tali manufatti è proprio Babel. Il percorso accademico è il sogno di Robin, condiviso con Ramy, Letty e Victoire. La loro amicizia è per lui il legame famigliare del quale non ha mai potuto godere da bambino. Eppure, qualcosa offusca la luce dell’idillio. A Babel spesso gli studenti sembrano scomparire nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. Il tarlo di una verità nascosta si impadronisce di Robin, alimentato dal misterioso incontro con Griffin. Lui ha gli occhi a mandorla come i suoi e sembra sapere più di quanto è disposto a rivelare…

Rebecca F. Kuang, dopo la trilogia de La guerra dei papaveri, torna in libreria con Babel. Una storia arcana, primo volume di una duologia. Il romanzo è immerso nei più rappresentativi scenari del genere dark academia. È ambientato ad Oxford nell’epoca vittoriana, in un’accademia esclusiva e ricca di misteri. Ad ornare un quadro già perfetto, subentra l’elemento magico delle tavole d’argento. Sono proprio quest’ultime il motore della storia, che permettono alla trama di raggiungere l’obiettivo che ci si aspetta da un fantasy d’alto livello: parlare del mondo reale non parlandone affatto. L’intero romanzo si può leggere come una forte critica al capitalismo e al colonialismo, responsabili tra l’altro della perdita del patrimonio culturale delle nazioni e dei popoli. Non casuale, perciò, la scelta di ambientare la storia in Inghilterra. Le tavolette d’argento delle quali Babel detiene il controllo su scala mondiale sono uno strumento di traduzione magico che mira ad eliminare i fraintendimenti linguistici. Grazie a questi oggetti, l’Inghilterra si assicura la flotta navale e l’esercito più potenti al mondo. Perché allora i civili, fuori dalle porte delle ricche città, muoiono di colera? Una delle molte tavole d’argento non sarebbe in grado di curarli? È attorno a tale questione che si tesse la trama del romanzo. Ad incarnare la ribellione al sistema classista è la Hermes, società segreta che, come un gruppo di magici Robin Hood, ruba l’argento a Babel per poterlo usare a vantaggio dei più bisognosi. L’animo diviso del protagonista è quello di ogni uomo che, messo davanti all’evidenza, deve dubitare di ciò che ha sempre conosciuto e desiderato. La Babel che Robin vedeva dipinta a casa di Lovell e che sognava di frequentare è eretta sulle fondamenta di un’antica corruzione. Le strade che gli si stagliano di fronte sono due, parallele: chiudere gli occhi e abbandonarsi ai suoi desideri accademici o unirsi al movimento di opposizione. Le ambientazioni perfettamente descritte ed una storia ricca di colpi di scena fanno chiudere un occhio davanti a dei plot twist leggermente frettolosi. Al termine del romanzo tutto ciò che si vorrebbe è chiudersi in un’antica biblioteca a studiare, non importa quale materia.