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Ballando in riva al mare

Ballando in riva al mare

Chippenham, 2021. È tardo pomeriggio. Isla si trova nella piscina comunale. Entra in acqua dalla parte meno profonda: la temperatura è simile a quella del corpo, mentre l’odore del cloro è pungente. La piscina è affollata. Isla osserva i nuotatori: nella corsia lenta un uomo anziano sta per essere superato da tre donne di mezza età; nella corsia veloce il nuoto è caotico e aggressivo. Isla sceglie la corsia centrale, dove trova uno spazio libero nel flusso continuo dei nuotatori. Mentre nuota, ripensa a un’e-mail ricevuta quella mattina da James Digby, agente immobiliare dell’agenzia Brodie, Digby e McDonald. L’email comunica che è arrivata un’offerta per l’acquisto del cottage di sua proprietà. L’offerta è definita buona, superiore alla richiesta iniziale, senza vincoli, con pagamento immediato. Isla è colpita dal fatto che qualcuno voglia comprare quella casa. Ripensa alle parole della madre, che aveva commentato l’eredità lasciata dal nonno definendola un rudere senza valore, soprattutto per la sua posizione isolata. Secondo la madre, vendere il cottage permetterebbe a Isla di anticipare una caparra per acquistare un appartamento vicino al lavoro, rendendole la vita più comoda. Isla riconosce che sarebbe pratico: potrebbe raggiungere il centro commerciale dove lavora a piedi o con un breve tragitto in autobus, lo stesso che prendeva da ragazza per andare a scuola. Tuttavia, rifiuta l’idea di una sistemazione definitiva e sicura: non ha ancora trent’anni e non vuole pensare a una pensione o a un lavoro stabile per tutta la vita. In piscina, intanto, prova un’improvvisa ondata di rabbia, che attribuisce al traffico in corsia. Si scontra accidentalmente con un uomo calvo, che la insulta mentre si allontana. Isla si immerge sott’acqua per evitare di reagire. I pensieri tornano al nonno. I legali, dopo averle comunicato la notizia dell’eredità le hanno inviato una fotografia del cottage, che appare basso e lungo, intonacato di bianco, circondato da conifere cresciute senza controllo; il giardino è invaso dalle erbacce, una finestra è chiusa con assi di legno, il tetto è malridotto, il cancello pende dai cardini. Dietro la casa si estende la brughiera e, in lontananza, Isla intravede il mare…

La vita di Isla Wintergreen è ordinata, funzionale, senza scosse apparenti. Cresciuta con la madre in una cittadina inglese poco distante da Bristol, Isla ha sempre convissuto con l’assenza del padre, sparito quando lei era ancora in fasce. L’eredità di una casa in Scozia, sull’isola di Skye, diventa il pretesto — e insieme l’urgenza — per un viaggio che non è solo geografico. Isla parte senza un progetto preciso, spinta più dall’impulso che dalla consapevolezza, e proprio in quell’approdo remoto, aspro e luminoso, inizia a guardare con occhi nuovi la propria esistenza. L’isola rappresenta una forza narrativa della storia: paesaggio che spinge a interrogarsi, spazio che costringe a fermarsi e a fare i conti con ciò che è stato taciuto. Attraverso documenti, racconti, silenzi che finalmente trovano voce, emergono figure lontane nel tempo ma sorprendentemente vive: una bisnonna determinata a sfidare le convenzioni per seguire una vocazione scientifica, un nonno segnato da un amore impossibile nato durante la guerra, e le fratture profonde che hanno condotto alla dissoluzione della generazione successiva. Ogni storia aggiunge un tassello, ogni rivelazione sposta lo sguardo di Isla — e del lettore — su ciò che significa appartenere a una genealogia, anche quando se ne è stati esclusi. La forza del romanzo sta nel modo in cui intreccia passato e presente senza forzature. I segreti sono verità sedimentate, capaci di illuminare le scelte, le rinunce e le mancanze. È proprio questa luce a trasformare Isla, che comprende come il vuoto che sentiva non fosse un difetto personale, ma l’effetto di una storia interrotta. Ne nasce un racconto intenso e misurato, che parla di identità, di eredità emotive e del potere trasformativo della memoria. Un romanzo familiare che attraversa le generazioni e dimostra come il passato, quando viene finalmente guardato, possa aprire spiragli inattesi di speranza.