Leila Sand si è aggrappata ai suoi dipinti. Dopo il fallimento di due matrimoni, niente sembra in grado di tenerla ancorata al presente. Il baratro sotto i suoi piedi la attira con una forza di gravità quasi feroce. Quando dicono che alle donne bastano i figli per dare un senso alla solitudine, non è vero. È ciò che si dicono gli uomini come scusa per lasciare la propria moglie. Le due gemelle ricordano così tanto il padre, ma non è colpa loro. Solo la pittura sembra dare a Leila una dimensione personale. Almeno, fino all’arrivo del giovane e bellissimo Dart Donegal. Nessun dipinto renderebbe giustizia alla sua pelle immacolata, immune da ogni segno del tempo. Il Dorian Grey che, in un mondo di belle donne, ha scelto lei. Almeno, questo è ciò che Leila ha bisogno di credere. Per tutto il tempo che le è possibile cerca di non vedere il fatto che Dart viva a sue spese e che la tradisca senza ritegno. La passione che li lega e la loro complicità convergono nella sua nuova linfa vitale: il sesso. Il membro di Dart meriterebbe un’intera sala espositiva nel bel mezzo del Louvre, a Parigi. La città dell’amore. Chissà come sarebbe fare l’amore a Parigi con Dart. Magari proprio nei bagni del museo. Le fantasticherie di Leila, tuttavia, hanno fine quando il suo Dart la lascia, dedicandosi al libertinaggio senza alcun vincolo sentimentale. La strada che la protagonista percorre è pericolosa e la destinazione unica è la perdizione. Alcol, droghe e sesso sono le conseguenze. Uomini e donne mascherati armati di frustini e di desideri impronunciabili, sconosciuti disinibiti che sfilano ogni notte davanti ai suoi occhi nella speranza di trovare il nuovo amante che le darà un senso. Così tanti errori e così tanto dolore da farle dubitare, per la prima volta, che la risposta non si trovi in qualcun altro. Non in Dart, non nell’amica Emmie, non nel nuovo amante Renzo. Ciò che per cui vale la pena vivere è nascosto dal muro di autodistruzione dietro il quale Leila si nasconde. È solo abbattendolo che può tornare alla vita...

Erica Jong si affermò in Italia nel 1975, quando il suo Paura di volare popolava gli scaffali dei di tutte le librerie del Paese. Prima delle quattro amiche di Sex & the city e molto prima di Cinquanta sfumature di grigio o del più adolescenziale After, era Erica Jong a dare voce all’intimità delle donne. Ballata di ogni donna, preceduto da Paura di volare e seguito da Paura dei cinquanta, è un’autobiografia sui più intimi dubbi della stessa autrice. I tre libri danno vita ad una storia coerente nel suo insieme ma possono essere letti separatamente. Nel caso specifico di questo secondo libro, la protagonista Leila Sand è l’incarnazione della donna che lotta contro la solitudine. Nonostante le figlie, sente che il suo senso femminile è da attribuirsi alla presenza di un uomo nella sua vita: se c’è allora può considerarsi realizzata, al contrario è una fallita. La ricerca morbosa dell’amore la porterà all’alcolismo e al conseguente percorso in un gruppo di sostegno. Nonostante il coraggio dimostrato da Erica Jong nello scrivere di temi, all’epoca, tanto scabrosi, va detto che Ballata di ogni donna è invecchiato piuttosto male. Non si può dire che il romanzo non sia esplicito o sincero. Lo è anzi fin troppo! Nella prima pagina viene esposto come l’eccitazione della protagonista bruci più dei forni crematori dei campi di concentramento nazisti. Certo, questo dimostra quanto fossero immuni dal politically correct quei tempi, però l’effetto è tutt’altro che sensuale. Oggi i vecchi romanzi di Erica Jong richiedono una lettura quanto più possibile buia: non perché una stanza poco illuminata aumenti l’atmosfera eccitante delle trame, ma perché è necessario chiudere ben più di un occhio per arrivare alla fine. Renzo, l’amante veneziano che dà sfogo alle sue fantasie sulla propria barca in mezzo alla laguna, dice a Leila, con l’intento di stuzzicarla, di volere da lei altre due gemelle. Nonostante questo impaurisca la protagonista, non sembra rendersi conto a pieno del potere che l’uomo vuole esercitare su di lei. Il volerle dare dei figli per renderla sua. Delle volte in cui, a tal proposito, è ripetuta la frase “Tu sei mia” si perde presto il conto. Ballata di ogni donna è un perfetto esempio di divario generazionale in campo culturale. Leggere vicende del genere oggi sembra assurdo soprattutto perché, cinquant’anni fa, tutto questo non era affatto reazionario o tradizionalista: era avanguardia. Le donne avevano da poco ritrovato la loro voce, sprezzanti nei confronti dei tabù che per anni avevano recluso la loro sessualità in gabbie ben nascoste. Nonostante le parole di Erica Jong possano definirsi superate, se contestualizzate nel loro tempo permettono una lettura più clemente anche con lo sguardo di oggi. Anzi, scoprire questo romanzo e leggerlo con voglia di capire può donare innumerevoli spunti di riflessione.