28 storie per ridere

C’era una volta un bambino che rideva continuamente, anche quando tutti gli altri imprecavano contro un terribile acquazzone… C’era una pulce che si prendeva gioco di una scimmia, un topo fatalmente indeciso, due tori che a furia di urla... C’era un meraviglioso naso fiorito... che importa se gli altri bambini ridevano? Era così bello che era un peccato pulirlo! C’era chi confondeva francobolli e panini all’uvetta, chi giocava con un gatto di neve, chi era talmente frettoloso da non sapere dove stesse andando e chi non dormiva, preda di una zanzara. C’erano animali di tutti i tipi: foche grasse, galline con i superpoteri, ippopotami che si divertivano a spese di instancabili fotografi, un maiale “Rosa”. Idiosincrasie di ogni tipo e arguzie di ogni specie e alla fine si ride, per non pensarci più…

Da Esopo in avanti, la tradizione della favola non si è mai sottratta a un certo moralismo, pur proponendo molti spunti divertenti. Come in questa raccolta, in cui a un immaginario “classico” fatto di asini o cammelli intelligenti, criceti ingordi e rane sbruffone, si accostano personaggi più contemporanei come fratellini a caccia di succhiotti perduti, bambini in fuga sui treni e casalinghe incapaci di far partire una lavatrice senza pensare a qualcos’altro. A suscitare la risata, a dire il vero, sarà forse l’abilità del lettore/narratore: le storie sono brevissimi apologhi, basati sull’assurdo o sul capovolgimento, che si prestano ad essere “inscenati” con l’aiuto dei gesti e delle figure. Se, perciò, l’arguzia delle situazioni potrà divertire autonomi lettori di sette-otto anni o essere una prima prova per chi sta imparando a leggere (e il lessico utilizzato è davvero ricchissimo), il libro sembra rivolgersi anche a bambini molto più piccoli, che potranno “leggerlo” distinguendo tra cinque pappagalli quello variopinto e vanitoso, tra cinque colori il verde della bicicletta, o saltando davvero come la scimmia alle prese con la pulce... 28 storie per ridere, apparso per la prima volta in Germania nel 1969, viene ripubblicato da Kalandraka, che lo aveva riportato in Italia già nel 2014. Il libro continua a funzionare e a divertire, grazie alla concisione e all’illustrazione, pure essenziale ma carica, molto adatta a un contesto “satirico”. E se vogliamo esser sicuri che questo moralismo, per quanto ironico e spesso autoironico, o il gusto del paradosso non finiscano per stufarci, basterà prenderli a piccole dosi, spizzicando i diversi racconti un po’ qua un po’ là… e riderci su.



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