Astrofisica per ragazzi che vanno di fretta

Astrofisica per ragazzi che vanno di fretta

Nella sala di un planetario, con la simulazione di una notte stellata, dominata dal Grande e dal Piccolo Carro, da Giove accanto a Saturno, e dall’imponenza della Via Lattea, un bambino di nove anni decide di diventare astrofisico. Non un desiderio ma già una forte convinzione: far parte di quella comunità di scienziati, “gente strana e curiosa”, che osservano e misurano ciò che va oltre i confini del piccolissimo, ormai noto e quasi noioso, pianeta Terra. Prima avventura: sul tetto di casa, nel Bronx, armato di un binocolo. Con i primi lavoretti acquista un telescopio, avventurandosi su tetti più alti, fino a raggiungere, dopo anni di studio, le cime del Sud America, meta privilegiata per gli studiosi di spazio di tutto il mondo. Comincia così l’osservazione, via via meno rudimentale, della natura sopra le nostre teste. Del resto, da esperienze quotidiane ordinarie era scaturito l’intuito geniale di scienziati divini, come Isaac Newton (e la mela che forse è una leggenda) e Tycho Brahe (che durante una passeggiata avvista a occhio nudo un’esplosione stellare). “La natura odia il vuoto”, tanto da riempirlo di cose curiose, complicate ma affascinanti. Nessuno sguardo cade dunque mai nel vuoto: ogni piccolissima luce così come ogni suo impercettibile movimento reca con sé domande, molto molto curiose. Perché la Terra è rotonda? Come mai consideriamo Einstein tra le menti più geniali del XX secolo? Esiste una luce che non si vede? Possiamo nasconderci agli alieni? Gli scienziati sono più ambiziosi oppure più arroganti?

Raccontare a tutti, grandi e piccoli, e con ogni mezzo, la grande meraviglia osservata con i telescopi è una vocazione naturale per molti astronomi. Il compito è arduo: si tratta di sintetizzare oltre tredici miliardi di anni, dal Big Bang al qui e ora, descrivendo l’evoluzione dello spazio, i suoi infiniti oggetti – quelli visibili e quelli invisibili – e occorre rispondere a una miriade di perché, spesso ricorrendo a teorie e formule matematiche. Raccontare tutto ciò ai ragazzi è un’impresa persino più irresistibile per ogni divulgatore. E Neil deGrasse, in questo, è un fuoriclasse. Ha anche interpretato se stesso in un fumetto di Superman: il suo compito consisteva nel localizzare la casa del supereroe nella nostra galassia. Astrofisico, direttore dell’Hayden Planetarium di New York, popolarissimo ed eccentrico personaggio televisivo, ha deciso di scrivere lo spin-off di uno dei suoi saggi più venduti, Astrofisica per chi va di fretta, rivolgendosi a un pubblico più giovane. Cambia il linguaggio: pur evitando equazioni e grafici, il libro trasporta rapidamente il piccolo lettore in un mondo di concetti fondamentali (grazie anche alle immagini e a un corposo glossario). A pagina 7 già si citano le particelle, i quark e i leptoni – che purtroppo spesso si trascurano anche nei programmi scolastici di alcune scuole superiori. La lettura prosegue quasi scandita da un timer che calcola quanto tempo sia passato dal Big Bang e rende conto di cosa sia accaduto nel frattempo. È un processo di conoscenza che ci lega a tutti gli elementi del cielo, perché “noi viviamo nell’Universo e questo Universo vive anche dentro di noi”. Prendere consapevolezza dell’essere fatti di materia, e della stessa materia delle stelle, ci offre la preziosa “prospettiva cosmica”, una conoscenza che alimenta il senso della nostra esistenza e misura la nostra intelligenza. Ovvero: abbiamo appurato che senza dubbio l’essere umano è più intelligente di tutti gli altri viventi, dai batteri in su. Mettereste la mano sul fuoco sulla possibilità di scovare specie con doti intellettive migliori? Le domande curiose, acutissime, non si fermano qui. Non sempre esistono risposte: gli astrofisici non hanno idea di un mucchio di cose, e ne vanno fieri! Avranno così sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Foto Tiffany Vaughn su licenza Creative Commons.



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