Bianca

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È estate e nella cucina, seduti a tavola, ci sono Bianca, dodici anni, e il fratello Alan, che di anni ne ha nove; la mamma ha qualcosa di importante da dire a sua figlia e sembra non trovare le giuste parole. “Mamma, diciamoci le cose senza preamboli, almeno per una volta”, le dice Bianca. Papà e Cruz, la sua fidanzata, pensano che lei sia una ragazzina intrattabile – le dice lei - e che, forse, invece che passare insieme tutti i fine settimana, potrebbero passare a prenderla ogni due. Certo vogliono sapere lei cosa ne pensa ma a Bianca sembra “una cosa che si farà in questa maniera, punto e basta”. E soprattutto Bianca pensa di non essere affatto intrattabile. Come capita spesso, finiscono per discutere, la mamma le dice che sta per arrivare un amichetto di Alan con la sua mamma e che per lei sarà una sorpresa; Bianca trascina la sedia sul pavimento, si alza da tavola e dice che non ha fame, poi se ne va nel suo angolino segreto dietro il giardino a ridosso del pollaio dei vicini, passando attraverso i cespugli che la graffiano. Lì si sente finalmente al sicuro Bianca, visto che le sembra di essere invisibile lì davvero non può vederla nessuno e può starsene a pensare o a scrivere sul suo quaderno che decora con disegni di piante inventate. Alan no che non lo è invisibile, lui è “una creaturina indifesa” con quel suo piccolo cuore operato tre volte e il respiro che ogni tanto gli manca. Ad un tratto sente le voci di suo fratello e del suo amichetto che giocano in giardino e decide di andare in salotto a vedere chi sia questa famosa mamma del ragazzino. E per la sorpresa si copre la bocca con la mano: sulla poltrona vicino al televisore c’è Billie King! Di lei Bianca sa tutto quello che riesce a leggere sulle riviste, perché è la protagonista della serie tv “Qui da noi” seguito da tantissimi fan. La ragazzina non se ne perde una puntata e lei è la sua preferita. E adesso è lì in salotto e le ha detto ciao. Mentre la mamma prepara i panini per Alan e Jazz, il figlio di Billie, Bianca pensa che lei non ha niente a che fare né con suo fratello, né col suo compagno di giochi, e nemmeno con sua madre e con Billie, “Però penso che lei mi potrebbe capire molto bene, se solo mi conoscesse. Probabilmente Billie sa come si fa a calmare i pensieri”…

Il 27 maggio 2019, Bart Moeyaert – il più importante scrittore fiammingo per ragazzi, autore di libri (anche per adulti) tradotti in più di venti lingue, cinque volte candidato all’Hans Christian Andersen Award – ha vinto il prestigioso Astrid Lindgren Memorial Awards – ALMA, che è il premio Nobel della letteratura per ragazzi, con la motivazione che “descrive le relazioni al culmine delle crisi con immediatezza cinematografica, mentre la sua complessità narrativa suggerisce vie nuove da seguire”. L’attenzione di questo autore è infatti particolarmente accentrata sui rapporti quando si fanno difficili; eppure questo scrittore belga – che ha esordito a diciannove anni, autore anche di testi poetici e di sceneggiature televisive, ultimo di sette fratelli, affezionato ai ricordi d’infanzia che spesso finiscono nelle sue storie – ha la capacità di raccontare queste tensioni con garbo, eleganza e delicatezza. Al centro di questo romanzo vi è la difficoltà di relazione tra genitori e figli adolescenti, un piccolissimo spaccato di vita, corrispondente al pomeriggio speciale di una ragazzina scontrosa e arrabbiata col mondo, con sua madre che cerca di gestire come meglio sa una situazione per la quale si sente inadeguata, con suo padre che ha lasciato la famiglia per mettersi con la sua giovane fidanzata Cruz, con il suo fratellino che riceve le attenzioni maggiori perché è piccolo, più fragile e cagionevole. Bianca si sente così trasparente che per farlo capire a sua madre, oltre a piantare continue grane, ha ritagliato la sua immagine da tutte le foto, una specie di urlo per gridare la sua sofferenza. A parole non sa farlo, chiusa nel suo silenzio, e così tutti la credono difficile e intrattabile. L’irrompere della fiction nella sua vita reale cambia la percezione di Bianca, l’incontro con la sua attrice preferita significa per la ragazza capire la differenza tra essere e apparire, comprendere come sia possibile mettersi nei panni degli altri, come il bisogno di essere vista per davvero e accettata debba corrispondere anche all’accettazione degli altri. Tutte cose che ai suoi occhi, né più bambini né ancora adulti, sembrano difficilissime, al pari delle nuove dinamiche familiari e di quelle che governano il mondo degli adulti. È come se Bianca, di fronte a Billie che è una persona diversa rispetto al personaggio che interpreta nella serie tv, scoprisse un modo diverso di pensare a se stessa e al suo rapporto con gli altri. Bianca, grazie a Billie che dice di trovarla “notevole”, si ritrova a pensare ai suoi comportamenti e a come sia necessario non esprimere giudizi decisi senza cercare di capire meglio le persone, chiedendo anche scusa quando è necessario. Bart Moeyaert, che confessa di avere un debito creativo nei confronti di Astrid Lindgren , con la sua scrittura è capace di dare rilievo a valore ai bambini, perché è convinto che “i bambini possano capire molto più di quanto gli adulti possano immaginare”. Efficace e coinvolgente anche la traduzione di Laura Pignatti, perfetta la copertina di Jang Myeong Uk – artista coreano che ha conosciuto Moeyaert tramite Instagram alcuni anni fa – che negli occhi della ragazzina che vi campeggia esprime tutta la tristezza nascosta dietro l’atteggiamento scontroso della giovane protagonista. Aver meritato premi così prestigiosi dà conto della grande capacità di comprensione dei più giovani di questo autore e quella di saperli raccontare. A questo proposito ha detto: “Quando scrivo non ci sono espediente narrativi che utilizzo per adulti o per i bambini. Mi concentro sulla voce che racconterà la storia. Chi legge non deve sentire quella voce dal di fuori, ma essere trascinato direttamente dentro la testa, catapultata fra i pensieri di Bianca”.



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