Buchi nel vento

Buchi nel vento

Io sono. Un albero, dice il bambino, e ho rami per far cantare gli alberi, un sentiero, un lago, un vulcano, un filo d’erba, una nuvola. Invece, non sono. La mia ombra, i miei passi, l’eco della mia voce, la lacrima che mi è colata sulla guancia o la goccia di sangue che mi ha imperlato la punta del dito. Io voglio amare alla grande, fortissimo, senza paura. Io viaggio da fermo, dando la mia lingua al gatto – e senza muovermi viaggio molto lontano. Io dormo dentro una nuvola. Io vivo sopra una fisarmonica. Io mi siedo su una panchina e aspetto che mi dica qualcosa. Io mi vesto in fretta e mi tuffo nella luce del mattino. Io ho un ratto nella pancia...

Trentasei poesie illustrate, un lavoro corale dell’autore, Bernard Friot, dell’illustratrice, Aurélie Guillerey, e del traduttore, Matteo Marchesini. Friot, pluripremiato scrittore per bambini e ragazzi, per due volte ha ricevuto il Premio Andersen, nel 2009 con Il mio mondo a testa in giù, come miglior libro 9/12, e nel 2019 come Protagonista della cultura dell’infanzia. Nel titolo di questa raccolta, Buchi nel vento, associa volutamente due parole che “permettono a piccoli e grandi lettori di riempirle come vogliono”, racconta in un’intervista pubblicata su Rai Cultura, perché la poesia è fatta di associazioni oltre che di sonorità e struttura, “la poesia è tutto il linguaggio, non solo il significato”, il titolo “basta dirlo per trasmettere la possibilità di inventare mondi che non esistono” spiega ad “ALIR en français (o quasi)”, programma di presentazioni di libri per ragazzi. Quindi poesia come libertà lasciata ai lettori, bambini e non solo, in questo caso. Inoltre “la poesia è democratica, è per tutti, nella scrittura come nella lettura” e aiuta il bambino ad esorcizzare le proprie paure. Per questo bisogna, secondo l’autore, essere onesti, con i bambini, come diceva Gianni Rodari, aprendo loro argomenti diversi e reali. Come nelle poesie Se mi prendi la mano, Amare alla grande o Favola nera: l’immagine cruda di un ratto nella pancia che ringhia e mangia gli organi da dentro, l’amore vissuto fino in fondo, alla grande, o la paura di un bambino da solo nella sua stanza sono sentimenti veri, affrontati in modo serio, come è giusto fare, con onestà. Ma la poesia è anche e soprattutto musicalità, va “letta con le orecchie”, sono parole che fanno musica, anche se non hanno senso, come in Ingredienti per una poesia, ovvero una capra, un ombrello e l’ombra di un albero in fiore, lì in pieno sole. Ma dicevamo del lavoro corale: la Guillerey ha avuto l’idea di legare le illustrazioni l’una con l’altra e questo fa dialogare tra loro le poesie e aiuta il lettore a leggerle, diluendo il nesso diretto tra contenuto del testo e immagine. Matteo Marchesini, nella vita poeta, narratore e saggista più che traduttore, finalista del Premio Strega 2013, parla di testi che assomigliano a “bolle di sapone”, dalla musica sottile, e del suo sforzo di mantenere la musicalità originale senza “far dire ai testi più di quello che dicono”, mantenendo la loro leggerezza, la capacità delle parole di diventare musica, attraverso le associazioni e i giochi tra loro, le anafore e le ripetizioni.



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