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Cenerentola libera tutti

C’era una volta (le favole iniziano sempre così) una bambina di nome Cenerentola. La piccola deve il suo nome al camino nella cucina della grande casa presso il quale dorme, rischiando di bruciare con quelle scintille di legno incandescente che volano via spesso dal fuoco, tanto che i suoi vestiti sono vecchi, logori e... bruciacchiati. D’altronde quella è la stanza dove l’ha relegata la matrigna, anche perché deve svolgere tanti di quei lavori di casa (far da mangiare, lavare i panni, ecc.) che non ha tempo per altro. La bambina vorrebbe giocare con gli altri coetanei, vorrebbe scappare via, ma non sa dove, è stanca di lavorare mentre le sue sorellastre Perlita e Paloma se ne stanno di sopra nelle loro stanze a provare vestiti e acconciature, anche se poi non escono mai, perché la loro madre non ritiene la gente abbastanza degna della loro presenza. A Cenerentola piace però fare le torte di mele dopo essere andata al mercato a comprare le uova dalla signora delle galline, le mele dal contadino e il latte dall’allevatore. È per questo che la conoscono tutti e le tutti le vogliono bene. Un giorno si sparge la notizia che il principe Placido, figlio del re, darà un gran ballo e Cenerentola deve assistere a tutte le prove delle sorellastre, tra abiti, acconciature, gioielli e ornamenti. Lei oltre a servire i biscotti può solo assistere, visto che, pur se vorrebbe andare al ballo, non ha niente da mettersi. E poi non è stata nemmeno invitata. Così, quando arriva il gran giorno, partecipa soltanto aiutando le sorellastre a prepararsi, raccogliendo i loro capelli nelle acconciature previste, ornandoli di gioielli e fiori e aiutandole a indossare i loro bei vestiti. Una volta salite nella carrozza di famiglia, a lei non resta che tornare in cucina e piangere...

Sì, la favola c’è tutta, ma fino a un certo punto, perché poi, nel finale, la storia prende un’altra piega. Anche perché i tempi cambiano e i costumi pure e contemporaneamente cambiano anche i modi di pensare delle ragazze che non vogliono più un principe che faccia fare loro la bella vita, senza muovere un dito, ma hanno voglia di realizzarsi. Finalmente abbiamo scoperto che le scarpette di cristallo non erano mica così comode come volevano farci credere, nemmeno per chi il piede ce l’ha piccolino (cosa peraltro molto strana per chi cammina scalzo ed è sempre tra il giardino e una cucina con camino e tanto di fuoco acceso!). E poi quando arriva finalmente al ballo, dopo l’intervento della fata madrina, Cenerentola non balla mica solo con il principe, anzi! Si dà da fare con chiunque glielo chieda, avendo imparato i passi guardando di nascosto le lezioni di ballo delle sorellastre... Insomma non mancano le sorprese lungo il percorso e soprattutto alla fine, perché il lieto fine non c’è, almeno non come lo si aspetta, ma d’altronde chi l’ha detto che un matrimonio sfarzoso sia davvero e per forza l’unico lieto fine possibile della favola? E ci sono novità per ciascun personaggio. L’unica che forse rimane fine a se stessa e soprattutto fedele a se stessa e al concetto che abbiamo avuto nei secoli di lei è la matrigna, ma la sua cattiveria non può certo permetterle altro. Quindi una bella rivisitazione o forse è meglio chiamarla revisione, aggiornamento in chiave moderna? Estremamente piacevoli le illustrazioni di Arthur Rackham: in una favola propriamente detta non mancano mai, ma queste sono silhouette dal fascino tutto particolare.