Cuori di latta

Cuori di latta

Il laboratorio di Absalom è un guazzabuglio di ferraglia in disordine in cui si trovano accatastati: bulloni arrugginiti, molle di vecchi orologi, pentoloni e ciarpame metallico della peggiore qualità. È qui che il vecchio ingegnere mette a punto le sue creazioni, robot dall’aspetto umano più o meno curati nei dettagli e con un carattere ben definito. Gli “automatici”, come li chiamano, possono essere animati attraverso la magia dei glifi, ma solo pochi hanno l’autorizzazione a usarla e in Inghilterra vigono leggi severe per chi trasgredisce. Così, nell’affollato laboratorio di Absalom, oltre al gigantesco capostipite Tenaglia e ai mal riusciti Palla Paul e Manda c’è Jack, prototipo di un dodicenne tipo, stessa età di Christopher ma con un cuore grigio di latta, è con la sua vendita che Absalom cercherà di tirar su qualche soldo dopo un periodo di magra, sempre che riesca a propinare la merce al signor Chapman...

Ragazzi e robot, un binomio che ha sempre funzionato sin dalla generazione dei vari Goldrake, Jeeg Robot e Mazinga Z. Ma senza bisogno di scomodare gli anime giapponesi che tanto furore hanno fatto nei lontani anni ’70 e ’80, basterebbe ricordare Io, robot, splendida raccolta di racconti di Isaac Asimov che vide la luce già nel 1950, o Il cacciatore di androidi di Philip Dick che ha ispirato l’indimenticabile Blade Runner, due perle del genere fanta/robot ancora oggi senza un capello bianco. Il romanzo di Pádraig Kenny è un po’ la versione under 13 di quel genere di fantascienza che trova espressione attraverso la figura dell’androide: l’intelligenza artificiale è in questo caso un’anima artificiale, fatta di sentimenti e di qualità tutte umane che rendono possibile al giovane lettore una immedesimazione efficace, specie nei panni dell’orfano Christopher. I personaggi in carne e ossa si affiancano a quelli metallici, persino più buffi e simpatici, rendendo alla fine difficile e per nulla importante la distinzione tra i due. Quella dell’irlandese Kenny è un’opera prima che sa essere intelligente e anche ironica (il titolo originale è Tin, ovvero lattina!), capace di interrogarsi su cosa renda una persona davvero umana. Consigliato a chi non lascia arrugginire le proprie emozioni.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER