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Dante Pappamolla

Dante Pappamolla
Dante Tertuli si sente un bambino "sfigato", talmente "sfigato" che potrebbe benissimo concorrere per il premio di "sfigato dell'anno". Nell’ordine, le sue preoccupazioni maggiori sono: portare gli occhiali (con montatura economica); avere entrambi i genitori Ultra-Vega-Vegetariani che lo nutrono di becchime; essersi trasferito in una città dove non conosce nessuno; aver perso l'unica persona che lo capiva e con la quale andava veramente d'accordo, sua nonna Leopoldina. Oltre a tutte queste sfortunate situazioni, Dante è terribilmente timido: fa scena muta durante le interrogazioni, diventa improvvisamente rosso come un peperone o farfuglia a più non posso. L’inevitabile corollario è che Dante è costretto a sorbirsi il soprannome “Pappamolla”. Quando nonna Leopoldina viene a mancare, riceve in eredità un pacco, proprio da lei, la nonna tanto amata. L'interno si rivela per il bambino una sorpresa immensa e decisamente inaspettata! È pieno di foto della nonna in giro per il mondo; sua nonna… che non usciva neanche mai di casa! E per di più le foto la ritraggono in camicia da notte. La spiegazione è tutta in una lettera e in un sasso misterioso che a quanto sembra possiede grandi poteri. Sfregandolo e recitando una filastrocca, infatti, il sasso può portare il suo possessore in qualunque parte del mondo, senza perdere tempo e senza spostarsi da casa. Dante è titubante ma poi decide, per la prima volta, di buttarsi e di fidarsi, senza paura. E così il timido bambino si ritrova al Polo Nord, in mezzo allo strano popolo degli Inuit, e farà conoscenza con cinque persone e dodici cani…
Dante Pappamolla è un libro che racchiude un po' di storia, un po' di curiosità e un po' di “crescita”, e lo fa con semplicità e intelligenza, attraverso la narrazione in prima persona di Dante. Racconta di un popolo quasi sconosciuto, quello degli Inuit, che però esiste davvero e vive in condizioni tutt’altro che facili; parla della neve, di tutti i ben quaranta tipi di neve (non solo di quella bianca e soffice), degli animali che vivono al Polo Nord, del modo di comunicare del popolo  Inuit, del loro cibo e dei loro costumi. Correadto dalle belle illustrazioni viola e nere (opera di Adriano Gon) il testo è scorrevole e scritto con un carattere chiaro e spazioso. Per un bambino di 8-10 anni, sarà come “leggere” un documentario! Vivrà avventure bellissime (e a volte paurose), imparerà a relazionarsi con persone che hanno usi e costumi molto diversi dai suoi, ad avere coraggio e fiducia negli altri ma, prima di tutto, in se stesso.