Divisi in una notte

Divisi in una notte
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È una mattina piuttosto calda, ma non è questo il motivo per cui Gerta – dodici anni – ha le mani sudate e le guance in fiamme. Quando il suono delle sirene che ululavano per tutta Berlino Est è diventato assordante, la ragazzina si è svegliata ed è saltata giù dal letto, pensando ad un attacco aereo, uno di quelli che, come i suoi genitori le hanno descritto molte volte, avvenivano durante la Seconda guerra mondiale. Si avvicina alla finestra e scosta le tende, aspettandosi il peggio, ma mai avrebbe pensato a qualcosa del genere. Durante la notte, mentre tutti dormivano, è stato costruito un recinto di filo spinato che si estende a perdita d’occhio. I poliziotti di frontiera – immobili come statue, con l’espressione severa ed i fucili in pugno – presidiano questa fortezza ed hanno tutta l’aria di aver ricevuto l’ordine di sparare senza indugio a chiunque tenti di passare dall’altra parte. È domenica 13 agosto 1961 e Gerta realizza che le è stata costruita una prigione intorno. Durante la notte ha sentito dei rumori strani – colpi di martello, passi pesanti e voci – ma ha preferito voltarsi dall’altra parte, nel letto, pensando si trattasse di un incubo. Avrebbe dovuto prestare maggior attenzione ai segnali che la circondavano già da tempo ed ascoltare i consigli del signor Krause, il vicino di casa, che da anni ripete di non fidarsi del governo, che è in realtà asservito alla Russia. Anche suo padre ha sempre saputo che qualcosa sarebbe accaduto. A proposito, dov’è suo padre? Come se stesse ascoltando i suoi pensieri, la madre grida dalla cucina il nome del marito. E c’è tanta disperazione in quel grido, perché il papà non è in casa e non c’è neppure Dominic, uno dei due fratelli di Gerta. Hanno trascorso le ultime due notti nella parte Ovest e sarebbero dovuti tornare oggi. Ma la recinzione di filo spinato ha appena cambiato tutto. Gerta corre in cucina, dove trova la madre che singhiozza tra le braccia del figlio maggiore Fritz. Mentre i singhiozzi della donna si fanno sempre più forti, Gerta realizza che la vita della sua famiglia e la sua stessa vita sono appena state divise in due e che nulla sarà più come prima…

A trenta anni di distanza dalla caduta del Muro di Berlino viene pubblicato questo nuovo lavoro di Jennifer A. Nielsen, affermata scrittrice di libri per ragazzi, che racconta una storia forte e dolorosa, una storia inventata ma assolutamente vera nella sua sostanza, una storia dedicata a chi è riuscito ad affrancarsi dalla barbarie e a chi non ce l’ha fatta, la storia di quanto accadeva prima che quel Muro venisse abbattuto. È sufficiente una sola notte, un’unica lunga notte apparentemente uguale a tutte le altre, per modificare per sempre il corso della Storia, per dividere a metà una città e per spezzare, per ventotto anni, l’intero mondo in due, provocando ferite che ancora oggi tendono a sanguinare, anche se solo vengono sfiorate. Un’unica lunga notte che smembra anche la famiglia della giovane Gerta, dodicenne coraggiosa, matura e piena di ideali, con il cuore colmo di desiderio di libertà e di giustizia. Mentre, insieme alla madre e al fratello maggiore, è rimasta a Berlino Est, il padre e l’altro fratello sono confinati nella zona Ovest, dove si trovavano nel momento in cui è stata eretta la separazione tra le due parti della città. È molto lungo il periodo di separazione ed è fatto di anni trascorsi ricercando occasioni per ritrovare la libertà, di passeggiate rasente un muro che impedisce di portare lo sguardo oltre l’orizzonte e spaziare almeno con la fantasia, di gesti di ribellione attraverso l’ascolto di brani musicali vietati o l’acquisto al mercato nero di prodotti proibiti. Ma il sogno di tornare ad essere una famiglia unita non abbandona mai la giovane Gerta, che mette in discussione le sue amicizie, supera ogni difficoltà e pone in pericolo la sua vita pur di raggiungere il proprio obiettivo. Attraverso la storia di Gerta è possibile vivere di nuovo una delle vicende più crude e terribili della recente storia europea, una vicenda che scuote l’animo e fa soffrire ed indignare, ma che insegna, allo stesso tempo, il valore pieno della libertà e rappresenta un invito importante a creare un futuro migliore, a non ripetere gli errori del passato e ad evitarne gli orrori. Perché, come recita un proverbio tedesco riportato nel libro, Geschichte wiederholt sich, la storia si ripete e là dove una volta è esistita una divisione fisica è bene non si creino nuovi muri ideologici, non visibili ma ugualmente resistenti, difficili da abbattere e carichi di dolore.



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