Il nostro albero

Il nostro albero

È per caso che Ben si imbatte nella casa di una volta. E, accanto alla casa, nel Nido costruito sull’albero ormai più di vent’anni fa. Una casa sull’albero ormai in rovina ma che il padre di Ben aveva costruito dedicando a quel rifugio più tempo che alla casa vera e propria. Oggi, vedendo quel “relitto abbandonato tra i rami più bassi dell’albero, appeso lì come una sventura”, Ben ricorda la prima notte lassù e tutte le cene e i libri letti con il padre: Il vento nei salici, Il giardino di mezzanotte… Un tempo e uno spazio tutto loro, lontano dalla mamma, sempre al telefono o sempre al lavoro. Poi si tornava giù, per non farla preoccupare troppo. Ben ricorda come, a poco a poco, il padre avesse smesso di lavorare e avesse prolungato la permanenza nel Nido; come fossero aumentate le stranezze, la rabbia della madre, il vino. Ben ricorda un periodo felice ma costantemente punteggiato da momenti di tensione. Oggi che il Nido è così malconcio Ben si rimprovera di essere venuto, ma non sopporta di vedere quel disastro. I sentimenti riaffiorano confusi e prepotenti, difficili da controllare. È determinato a chiedere spiegazioni, a fare qualcosa, a riportare il Nido a quello che era un tempo…

Un autore pluripremiato (scomparso nel 2015) e un’illustratrice che in Italia si è già fatta notare con Il pavee e la ragazza di Siobhan Dowd (nel 2019 Premio Orbil “Young Adult” e finalista Premio Andersen). Un progetto editoriale nato vincente, e infatti il libro ha già ricevuto riconoscimenti internazionali come la selezione per la Kate Greenaway and Carnegie Medal 2019 e il premio BookTrust come miglior libro per ragazzi 2018. Un racconto che merita la dignità di una pubblicazione in volume singolo e a cui la definizione “per ragazzi” sta certamente stretta: è la rievocazione di un’infanzia, certo, ma problematica per molti aspetti. A prevalere, finita la lettura, è un senso di “inconcluso” e incompleto, quella parzialità e incompiutezza che sono proprie dei ricordi e della vita nel suo svolgimento. Nonostante il proposito ottimistico del finale, il racconto non fornisce soluzioni o spiegazioni esplicite; l’illustrazione, dai tratti indefiniti eppure più realistici che fantastici, accentua gli elementi di disagio che fanno da sfondo a una narrazione sempre fatalmente parziale e soggettiva. Un libro che può servire da spunto per affrontare con i ragazzi i difficili temi di una crisi in famiglia, di una separazione o anche di quel male di vivere che può colpire e distruggere perfino gli affetti più cari. Il nostro albero – titolo che traduce The family tree sottolineando l’ambiguità di un luogo ricolmo di un affetto familiare ma anche simbolo di distacco – è un racconto che interroga e suscita domande. Ecco perché è difficile definirlo “bello” senza esitare ed ecco perché è senza dubbio un buon libro: è questa capacità di porre domande la caratteristica di un lavoro destinato a durare.



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