Il pianeta degli alberi di natale

Il pianeta degli alberi di natale

Certo un cavallo a dondolo di legno, per un bambino di 8 anni, sia pure agli albori degli anni Sessanta, può sembrare un regalo scontato e antiquato: ma la prospettiva cambia se, montati a cavallo del dono natalizio del nonno, ci si trova immediatamente catapultati, a razzo, verso un misterioso pianeta, non prima però di essere raccattati nello spazio da un missile guidato da extraterrestri in tutto simili agli umani, solo che vestono sempre in pigiama! Sul Pianeta suddetto il cavallo a dondolo è un velocissimo taxi gratuito, a disposizione in migliaia di esemplari per chiunque ne voglia approfittare; tutto è alla portata di tutti, nulla si paga, tutto è commestibile, e ogni albero è un abete natalizio decorato. Ci si sposta, per chi ha meno fretta e preferisce evitare i cavalli a dondolo motorizzati, con dei marciapiedi mobili che fanno continuamente l’intero giro dell’astro. È Natale ogni giorno dell’anno, non esistono né il concetto di “guerra” né quello di “uccidere”. Marco, il bimbo, all’inizio scettico per le continue stranezze del Pianeta degli Alberi di Natale ed inquieto per l’incertezza sul se e quando ritornerà a casa, via via si ambienta e diviene sempre più entusiasta delle differenze che distinguono quella terra rispetto a casa sua. Non però così tanto da non voler fare di tutto per indagare i motivi per cui gli extraterrestri l’han voluto e portato con loro; l’obiettivo è scoprire il mistero e tornarsene poi a casa, in tempo perché nessuno laggiù si preoccupi, trasferendo il più rapidamente possibile le conoscenze e idee acquisite sul Pianeta degli Alberi di Natale ai terrestri. Ci riuscirà?

Questo lo spunto iniziale della trama del breve romanzo di Rodari (meglio se lo acquistate nella copia illustrata dal fenomeno dell’illustrazione astratta moderna, Bruno Munari) che consta di 81 pagine di vero e proprio sviluppo della storia, più quasi altrettante dedicate a poesie, filastrocche o brevi spunti ironici, accomunati dal pretesto di voler spiegare, in dettaglio, cose/fatti/persone incontrati da Marco nel suo soggiorno sul Pianeta. Rodari dà il meglio di sé nella prima parte; pur se l’autore non è privo di grande spirito e inventiva anche sulla breve gittata, le storie di un certo respiro permettono al suo brio narrativo di scatenarsi al meglio. Sorprende come sia in grado, ogni volta, in ogni sua opera, di regalare momenti anche di riflessione profonda, oltre che di divertimento, persino negli adulti che l’abbiano già letto a fondo da bambini. Ciò su cui Rodari, col suo inventarsi un mondo parallelo al nostro e per molti versi opposto, intende soprattutto farci riflettere, sono le “storture” della vita moderna, che non permettono all’uomo di vivere una vita pienamente completa, felice ed armoniosa, quando ne avrebbe invece ogni possibilità: è troppo impegnato a misurare il tempo, a lavorare oltre il normale e lecito, a contare i soldi che ci sono o quelli che mancano, a combattere guerre, a far valere l’autorità delle cariche pubbliche piuttosto che ascoltare le, spesso più meritevoli, idee dei cittadini. Costoro, sul Pianeta sono autorizzati, a turno, a scrivere i loro pensieri a caratteri cubitali su un apposito muro, periodicamente re/imbiancato, e quando si meritano un monumento lo ricevono da vivi, non da morti, in modo da poterselo godere ma... solo per una settimana, a rotazione, per non cullarsi troppo sugli allori; e se, magari, ogni tanto, si sentono troppo stressati e vorrebbero spaccare tutto... ecco che hanno a disposizione degli appositi bazar con roba scadente, messa lì a tonnellate appunto per essere rapidamente distrutta a mo’ di appagante sfogo, anch’esso deterrente a ogni litigio o conflitto. Il messaggio generale dell’autore, in questo libro che egli stesso, tra le righe, dedica “ai bambini di oggi, astronauti di domani” potrebbe sintetizzarsi come segue: visto che la scienza e la tecnologia sono in costante evoluzione, e che in pochi anni inizieremo a esplorare gli altri pianeti (l’allunaggio è effettivamente di pochissimi anni più tardi), cerchiamo per prima cosa di migliorare il nostro modo di vivere, difendendolo dall’esasperato consumismo, dalla logica del profitto portata all’estremo, dall’egoismo che mina le amicizie sincere. Ciò non potrà che far bene a noi e agli “altri” che eventualmente incontreremo, così come sarà fondamentale ricordarci di utilizzare la tecnologia sempre al servizio del benessere dell’umanità, non al contrario. Mentre la seconda parte del libro, pur arguta e godibile, ricorda altre cose che l’autore ha sviluppato più per esteso, sia prima sia dopo quest’opera (Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono e Il libro degli errori) e dunque non desta particolari sorprese per chi conosce bene Rodari in generale, non certo lo stesso si può dire per il romanzo breve che costituisce la prima parte. Lo scrittore di Omegna dà l’ennesima prova di fantasia sfrenata, di varietà di registro anche quando alle prese con la più spiccata fantascienza, di capacità di sottendere i messaggi profondi alle trovate umoristiche in modo così ben riuscito da trasmetterli appieno e sempre al lettore, talvolta anche “subliminalmente”.



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