Il re dei rovi

Una spessa bruma riempie il vuoto intorno alle tombe, uno strato di nebbia fitta e sottile pervade l’intero cimitero e Milo lo sa bene, ha appena finito di scavare una nuova fossa e adesso vuole assistere al corteo funebre. Il defunto deve essere stato un uomo importante, lo si capisce dal numero dei presenti e dai flash delle macchine fotografiche che fendono il buio e per poco non accecano la vedova. Nell’aria c’è elettricità più che mestizia, mentre ombre scure si allineano sul terreno con le loro divise tutte uguali. Milo le riconoscerebbe ovunque: sono gli sgherri della polizia segreta, l’OFAC, sempre più spesso perseguitano anche i morti al proprio funerale e non è raro vederli da quelle parti. Sono armati fino ai denti, Milo invece ha solo la sua pala: il segno distintivo del becchino. Non è certo fuori luogo lui, non in mezzo ai morti, certo non come lo sono invece i quattro tipi mascherati che fanno la loro comparsa all’improvviso, sembrano sbucati da una festa di carnevale un po’ datata. È strano vederli lì a due passi dal morto, un morto con un nome che suona tedesco e gli ricorda qualcuno, si tratterà forse dell’Autore? Bava, il suo migliore amico, gli ha prestato i suoi fumetti, li conserva gelosamente come reliquie, e a guardarli bene quei tipi sono vestiti come alcuni degli eroi di quelle storie improbabili: il cavaliere, il pirata, l’avventuriero del futuro e persino un vampiro…

Un po’ distopia sci-fi, un po’ mistery e un po’ avventura: certamente un omaggio al grande fumettista argentino Héctor Oesterheld, desaparecido durante l’atroce dittatura dei militari e autore del caposaldo della fantascienza in vignette L’Eternauta. Il mèlange di generi e personaggi presenti nel romanzo di Marcelo Figueras presenta in un’unica succulenta portata antipasto, primo, secondo e dolce. Buenos Aires e il Sudamerica come non li avevamo mai immaginati: lo scrittore ambienta la sua avventura fantascientifica in una inquietante Argentina immaginaria del 2019 ricollegandola al medioevo in Inghilterra e alla Cina della seconda guerra dell’oppio. Oltre che scrittore Figueras è anche sceneggiatore e reporter, un instancabile narratore di storie che già aveva fatto intravedere il suo talento con Aquarium e Kamachatka, e qui dispiega per la prima volta la sua verve come scrittore sci-fi. Come tradizione vuole in ogni romanzo avventuroso il protagonista (in questo caso il quindicenne Milo Maciel) si circonda di ottimi compagni di ventura Bonzo e Bava, e si imbatte in un repertorio di personaggi che va dall’androide al pirata del futuro (una sorta di Capitan Harlock): non mancano loschi figuri dai nomi ridondanti, e nell’insieme il romanzo fa pensare alla tradizione dei migliori anime giapponesi, dove magari non tutto ha un nesso logico e un significato lapalissiano, ma alla fine piace e funziona. Coraggioso e fuori dagli schemi.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER