Il re nudo

Il re nudo

Tanto tempo fa, da qualche parte in Europa, in una grande e fastosa capitale, viveva un imperatore che aveva un debole per l’eleganza e per la ricercatezza; spendeva fiumi di denaro per vestirsi e sembrava non avere passioni diverse dagli abiti alla moda: nulla gli importava dei teatri, nulla dei soldati, nulla delle passeggiate nei boschi. Si cambiava quindici, sedici volte al giorno: una volta ogni ora. Si può dire che, tecnicamente, stava sempre in guardaroba, o giù di lì. Un giorno, due imbroglioni si presentarono in città. Giuravano di poter tessere il vestito più bello della storia dell’uomo: tanto bello che era addirittura intelligente. Sapeva, quel vestito, diventare invisibile per i fannulloni e per gli stupidi. L’imperatore non poteva resistere, quell’abito doveva essere il suo: vestendolo sarebbe diventato più bello e affascinante che mai, vestendolo poteva stanare i pigroni e gli stupidi senza fatica. E così, domandò a quei due balordi di mettersi all’opera, e loro subito si misero al lavoro, mimando alla perfezione i gesti della tessitura: peccato che sul telaio non ci fosse nulla, ma proprio nulla. Intanto loro si erano fatti dare robuste scorte d’oro e di seta, si capisce: fingevano di lavorare duro, giorno per giorno, e intanto s’erano imbertati tutti quei materiali preziosi. Un giorno, l’imperatore, smanioso per la curiosità, decise di mandare in avanscoperta un suo vecchio ministro. Intelligente com’era, il suo giudizio non poteva che essere equilibrato; in quei giorni, là in città, tutti quanti erano ansiosi di scoprire chi fossero gli sciocchi e i pelandroni. E così, il vecchio e apprezzato ministro andò nella grande sala dove i due ciarlatani lavoravano ai telai vuoti. Subito sgranò gli occhi, sbalordito: non vedeva nulla, ma non si sentiva di dirlo. Quei due furbastri, apprezzato il suo disagio, subito lo stuzzicarono; mostrandogli i telai vuoti gli chiesero se quelle trame e quei colori non fossero uno splendore. Il vecchio ministro, dopo un po’ di titubanza, si sbottonò: “Incredibile, davvero! Stupendo! Riferirò tutto all’imperatore, sarà entusiasta...”. E così, poco dopo...

Torna, in una nuova edizione Topipittori illustrata da Albertine e tradotta da Daniela Iride Murgia, I vestiti nuovi dell’imperatore, una fiaba danese diventata un classico, capace di coniare un’espressione ideomatica (“Il Re è nudo!”) e di ispirare film e canzoni: a quasi 200 anni dalla prima edizione (Keiserens Nye Klæder, 1837, nella raccolta Eventyr, Fortalte for Børn) il fascino e la potenza della fiaba di Andersen sono rimaste intatte, per la fortuna delle nuove generazioni. Questo apprezzabile cartonato blu e oro è stato pubblicato da Topipittori nella collana “Fiabe quasi classiche”, vale a dire, nelle parole della casa editrice, una collana di “storie antichissime di bambini avventurosi e ragazzi dal cuore puro, bambine intrepide e ragazze piene di immaginazione, oggetti magici e animali fatati. Racconti del passato illustrati dai talenti più visionari del presente”. Si tratta della seconda fiaba di Andersen ospitata in quella collana; viene dopo I cigni selvatici, illustrata da Joanna Concejo e tradotta da Maria Giacobbe. Nelle parole della traduttrice, Daniela Iride Murgia, “Questa fiaba di Andersen non rappresenta un solo mondo, ma un intero sistema interspaziale, intertestuale, intratestuale, uno spazio turbolento, con tanto di fumi, polveri, avvenimenti, implicazioni, significati, semi e sensi che come stelle ti pare di vedere brillare o cadere, mentre in realtà sono già caduti/accaduti. L’autore è arrivato decisamente prima di te. Il significato di questa fiaba di Andersen è talmente prossimo, vivo e contemporaneo che spiazza”. Davvero. Qualche cenno sull’illustratrice. Albertine [Dardagny, 1967] vive e lavora a Ginevra, assieme al suo compagno, lo scrittore Germano Zullo. I loro lavori sono molto popolari in Francia e in Svizzera; hanno avuto diverse edizioni europee. Tra i principali riconoscimenti di Albertine, la Golden Apple alla biennale d’illustrazione di Bratislava, Slovacchia, nel 1999; il Prix de la société des auteurs et compositeurs dramatiques al festival internazionale del cinema d’animazione di Annecy, nel 2003; il Prix 4/3 di Canal + al festival internazionale del cinema d’animazione di Annecy, nel 2003. Secondo la traduttrice Daniela Iride Murgia, Albertine, “con un tratto di sopraffina ironia ed eleganza ci rende più sopportabile l’inganno, pur sottolineandone continuamente i confini. Tramite un segno sottile e continuo, una linea geometrica pura e rotonda, smussa tutte le sconvenienze, gli inciampi dei mortalissimi protagonisti. L’illustratrice non cede alla tentazione del rigoglio, non si fa ipnotizzare dal facile abbaglio della decorazione, ma traslittera, o meglio traduce con il linguaggio visivo, senza travisare, senza cedere alla tentazione della riformulazione”. Che aspettate a sfogliare questa nuova edizione di un classico con i vostri piccoli? Siete pronti a rispondere alle loro domande? Sarete capaci di condividere, una volta ancora, il loro imbarazzo e il loro stupore? Soprattutto: dopo aver apprezzato i disegni di Albertine, quali vecchie edizioni andrete a spolverare, là tra i vostri scaffali?



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