Io sono Bellaq

Siamo a Parigi, in un recentissimo passato. C’è stato un attentato la sera precedente, una grave sparatoria in un ristorante. La mattina seguente Bellaq, che dei fatti è all’oscuro perché la sua mamma gli vieta di guardare la tv prima della scuola, ne sente parlare dai compagni Miled e Yazid. I bambini sono molto infastiditi perché sanno che, se risulterà che l’autore dell’attentato è arabo, tutti diranno loro “Voi arabi siete tutti terroristi”. Una cosa estremamente antipatica, tanto più che loro sanno benissimo che “così non si fa. Un ristorante è fatto per mangiare, non per uccidere”. La maestra intanto entra in classe e propone di discutere brevemente quanto è successo e poi di osservare un minuto di silenzio per le vittime. Dopo un attimo di esitazione molte piccole mani si alzano: “Maestra, perché dicono sempre che è colpa dei musulmani? Maestra, perché gli uomini non possono semplicemente vivere in pace? Ma si sa chi è stato?”. All’improvviso nel cortile della scuola atterra un grosso elicottero dal quale scendono cinque uomini vestiti di nero, con un passamontagna in testa. Nel cortile vicino allo scivolo vi sono altri uomini armati. Candice piange, ha paura. L’insegnante di ginnastica entra in classe e avverte che si tratta di un’operazione di polizia, bisogna stare calmi e non avere paura. I poliziotti entrano in classe, girano fra i banchi, leggono il nome di Bellaq sul suo quaderno e gli chiedono: “Sei Bellaq Mostaganem?”. Bellaq annuisce e viene arrestato per terrorismo...

Io sono Bellaq tratta di fatti difficili e complessi come il terrorismo, i pregiudizi, i conflitti tra fedi religiose dal punto di vista di un bambino. È lo stesso Bellaq a raccontare in prima persona la sua disavventura, il suo arresto, l’interrogatorio al quale viene sottoposto, pur essendo solo un ragazzino di nove anni. Gli eventi sono gravi, la concitazione e la fretta delle forze dell’ordine sono elevatissime e così nessuno si sofferma a riflettere che un piccolo di nove anni non può averne trascorsi sette in un campo di addestramento e che deve per forza trattarsi di un errore o di un caso di omonimia. Tuttavia si dovrà attendere l’individuazione del vero colpevole perché Bellaq possa essere rilasciato e restituito ai suoi genitori. Il romanzo, che grazie al narratore bambino tratta di un tema grave con ironia e senza trasmettere angoscia, è sicuramente adatto a essere letto dalle coetanee e dai coetanei del protagonista e con loro discusso, grazie alle domande che la vicenda spontaneamente suggerisce. Inoltre il font e l’impaginazione ad alta leggibilità si prestano a favorire la lettura proprio da parte di tutti. Vincent Cuvellier è un importante autore francese per ragazzi, che si distingue per lo stile brillante e ironico. Nel 2017 ha vinto il Premio Andersen. Le illustrazioni di Aurélie Grand integrano e completano in modo spiritoso e originale il testo.



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