L’ascensore

L’ascensore

Iris si ritrova d’estate ad annoiarsi: il caldo, gli amici in giro per le vacanze e nulla da fare le fanno decidere di esplorare il palazzo in cui abita. Sale sull’ascensore e piano dopo piano parla con gli inquilini che lo abitano. Inizia con sua madre al primo piano che la coinvolge nelle pulizie; un’attività forse poco ludica ma che porta con sé alla fine tante soddisfazioni. Un piano più in alto suo zio è preso dalla scrittura, circondato da fogli di carta sparsi e pagine da numerare. In cambio di una bellissima penna blu, aggiunge numeri fino ad arrivare a duecento cinquantasette, che sancisce l’effettiva proprietà su quell’utile oggetto. Poi ci sono suo padre, suo nonno e suo cugino: tutti, intenti nelle loro giornate lavorative o semplicemente fatti di ricordi, come nel caso del nonno, le danno il benvenuto e le permettono di aggiungere un oggetto alla collezione che sta creando salendo lentamente con l’ascensore fino alla sua camera all’ultimo piano. Si domanda cosa potrà creare con tutti quei pezzi di vita e dopo un’attenta analisi capisce che c’è solo un modo per trasformarli in qualcosa che potrà aiutarla, una volta giunta sul tetto, a scoprire quello che davvero stava cercando…

La dedica iniziale “A chi riesce sempre a scovare dove si trova la luna” dà la chiave di lettura della storia e si lega perfettamente con l’ultima tavola. La lenta ascesa di Iris attraverso il suo luogo più familiare è un’avventura che le permette di trasformare una qualsiasi noiosa giornata calda estiva in una giornata da ricordare. Quella in cui trasformò oggetti raccattati qua e là in un telescopio per vedere oltre. Un oggetto che potremmo definire familiare tanto quanto il palazzo da cui guarda la luna, perché composto da ciò che ciascun abitante, volontariamente o involontariamente, le ha donato. Per apprezzare al meglio il breve testo di Daniele Bergesio occorre soffermarsi, prendere un po’ di fiato tra un piano all’altro, aggiungere, se si vuole, dettagli presenti nelle tavole di Olha Muzychenko. I suoi disegni sono leggeri, quasi eterei, i colori un po’ freddi, dal ceruleo al blu cadetto o al grigio ardesia. Più si sale e più le pagine si accorciano: al piano del nonno e a quello dove si trova il bagno è dedicata la pagina più corta. Poi si riinizia a salire e le pagine si allungano fino all’ultima lunga tavola finale, notturna nel suo blu di Prussia spezzato solo dalla luce della luna e da quella che proviene dall’interno dei vari appartamenti.



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