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L’ultimo viaggio di Billie

L’ultimo viaggio di Billie

Eleonora Harris è sdraiata in un letto di ospedale collegata con tanti fili a monitor e macchinari, abito nero e fiori bianchi tra i capelli. Pensa al bianco, colore del latte, dei gigli, delle colombe. Pensa al nero, che non è un bel colore. Ma il nero è il suo colore: pelle, mani, unghie, forse anche il suo sangue. Vorrebbe essere bianca, vorrebbe avere in lei qualcosa di bianco, di bello. Accanto a lei vede una bimba di circa dieci anni, anche lei nera, la chiama nonna, le dice che la sua voce è meravigliosa. Eleonora ricorda che lei è Billie, che la sua voce ha interpretato quella canzone, la canzone dell’albero dagli strani frutti. Chiede alla bimba un bicchiere di acqua fredda e poi glielo rovescia addosso. La bimba è sorpresa e piange. Queste ingiustizie provocano rabbia, nella sua vita Billie ha dovuto subirne tantissime. Si incammina con la bimba per mano attraverso strade di una grande città americana, scura contro un cielo rosso e si fermano davanti a un palazzo. Billie le sussurra che è la casa dell’amore frainteso, dentro una lunga scala di legno e una Billie ragazzina che sta lavando gli scalini, mentre un grammofono suona, lei impara le parole delle canzoni e anche se le piace cantare non è quello il suo sogno...

L’ultimo viaggio di Billie è l’evoluzione contemporanea degli audiolibri, un libro illustrato che grazie a un codice nascosto sotto una superficie argentata da grattare via permette al proprietario di registrarsi sul sito di Curci editore e, tramite l’account, ascoltare on line la lettura interpretata da Debora Mancini, (attrice comica e drammatica, diplomata in pianoforte e musicologia) e brevi interventi musicali di sottofondo del musicista Reno Brandoni, autore anche della parte narrativa. Per quanto belli i brani musicali a cui si accede con l’account on line, purtroppo, si sente la mancanza di rimandi alle originali registrazioni di Billie e di una discografia con suggerimenti di ascolto, che è fondamentale, quando si realizza una pubblicazione rivolta ai più giovani per dar loro l’opportunità di un primissimo approccio alla musica jazz, oltre che alla scoperta di una donna che già molto tempo fa lottava con ogni mezzo, per la libertà e l’uguaglianza. A sessant'anni dalla morte di Billie Holiday il suo ricordo è vivo più che mai, la sua voce che intona Strange Fruit, coraggiosa denuncia dei linciaggi ai neri americani, scelta come inno di protesta per i diritti civili, è ancora, purtroppo, di un’attualità disarmante. Questo racconto è tuttavia solo un assaggio della storia di una grande interprete del jazz, che ha vissuto sulla propria pelle drammatiche vicende personali e familiari; nel libro le parole lasciano trapelare con eleganza, mentre i colori intensi e il tratto marcato delle belle illustrazioni trasmettono emotivamente il non detto.