La bambina fulminante

La bambina fulminante

Ada ha dieci anni e due genitori che si chiamano Lucia e Lucio. E questo è già di per sé un po’ strano, pensa Ada, tra le altre cose. Per avere soltanto dieci anni, è molto alta e ha un paio di gambe lunghissime. Anche i piedi sono dei bei piedi lunghi – porta il 39 – e di questo Ada va molto fiera, anzi il suo sogno sarebbe quello di arrivare a calzare il 46, in modo da battere suo padre. Alla faccia di Cenerentola. Accade un giorno che la maestra Gemma – detta Cioè perché cioè, appunto, è la parola che infila in ogni discorso – assegni ai bambini troppi compiti di matematica. Questo significa che il fine settimana a Mirabilandia è in pericolo. Ada questa volta perde proprio la pazienza, e concentrandosi molto forte, pensa: “Che ti venga immediatamente un mal di testa sconvolgente. Che duri per davvero un cinquino di giorni intero”. Il lunedì successivo, Ada e i suoi compagni trovano in classe una supplente: la maestra Cioè resterà a casa cinque giorni, per un brutto mal di testa. È così che Ada scopre di essere una bambina fulminante. Del resto, le bambine fulminanti ci sono eccome, con buona pace degli scienziati che ancora non sono d’accordo se dipenda da un colpo in testa in giovanissima età o da altre ragioni oscure...

La storia raccontata in questo libro esilarante dura solo un minuto. Come è possibile? È più che possibile, è proprio così: Ada si trova su un treno interregionale Bologna-Prato e attende che si liberi il bagno quando intravede un certo tizio di nome Bob. Ma questa storia ne contiene molte altre, proprio come quando si inizia a raccontare ad alta voce, con le parole parlate, e si intraprendono molti discorsi, se ne aprono altri, si chiudono, ci si dimentica un pezzo, poi lo si recupera più avanti. Così conosciamo Ada, il suo super potere di vedere avverarsi le maledizioni a patto che le pensi in rima, la grande responsabilità che deriva da questa sua abilità. Conosciamo il papà di Ada, la mamma, la signora Ombretta Majal, ferrarese, Filippo che è un bambino benestante e un po’ lo fa pesare, Bob e molti altri personaggi che gravitano attorno alla bambina fulminante protagonista e non restano illesi. Paolo Nori chiede spesso ai suoi lettori se si stanno annoiando, e li esorta a proseguire a leggere oppure ad abbandonare la lettura, se non sono soddisfatti. Come è sua abitudine, utilizza per scrivere la lingua parlata, con tutte le sue ripetizioni e le sue inesattezze, deliberatamente sgrammaticata ma efficace: così benvenuta nel divertire i pensieri e le orecchie a un tempo, che le lasciamo dire tutto quel che le pare. Purché ci racconti ancora, e ancora. Da leggersi preferibilmente ad alta voce. Illustrazioni di Andrea Cavallini.



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