La diga

La diga

La mattina è fredda e non si vede nulla a causa della grande nebbia… ma lui la sveglia all’alba, dice di prendere il violino e porta la sua bambina lungo la valle, percorrendo sentieri e paesaggi che presto non esisteranno più. A vedere assieme gli animali, le piante, i fiori che non potranno più vivere lì una volta che la grande diga sarà finita. Nel profondo silenzio di quel meraviglioso paesaggio loro possono ancora sentire i suoni delle cornamuse e dei canti dei tempi passati, dei balli, dei violini e delle canzoni di quando lì si faceva festa. E allora perché adesso non suonare per tutti coloro che se ne sono andati e per tutti quelli che ancora devono venire, e cantare e ballare, entrare in ogni casa abbandonata e riportare in vita quei suoni, quelle dolci melodie che un tempo le abitavano assieme ai loro proprietari? La diga anni dopo sarà completata, tutto quello scomparirà, il paesaggio diverrà bellissimo, le acque ricche di pesci e le rive calde e assolate. E la musica sempre rimarrà…

Gran Bretagna, 1975. L’allora primo ministro britannico laburista dà attuazione a una controversa riconversione ambientale nella selvaggia regione della contea del Nothurmberland settentrionale, nord-est dell’Inghilterra ai confini con la Scozia. In queste terre di brughiere fredde e ventose, per ragioni di ordine industriale tra il 1975 e 1981 venne realizzato quello che sarebbe stato il più grande bacino idrico di tutta la Gran Bretagna, il Kielder Water, con 43 km di lunghezza e una portata d’acqua di 200 milioni di metri cubi. Tale operazione comportò un forte sconvolgimento nella vita della popolazione che fu costretta a lasciare forzatamente la zona allora ricca di vita, con fattorie, scuole e una ferrovia, per dare spazio alla costruzione della diga nella Kielder Valley. La storia narrata nel libro è una storia vera che è stata raccolta dalle testimonianze di due fratelli cantautori folk che al tempo erano bambini. La regione ha infatti ricchissime tradizioni culturali che sono tipiche di questa zona e che risentono delle profonde influenze celtiche, molto vicine a quelle della cultura scozzese confinante, e ha una tradizione musicale storicamente molto radicata e riconoscibile nell’uso di particolari cornamuse, le small pipes. David Almond in questo bellissimo albo di Orecchio Acerbo illustrato dalle poetiche ed evocative immagini di Levi Pinfold tratta di molti temi, primo su tutti il potere della musica, vibrante e importante presenza di queste terre che ha lo straordinario potere di non far morire e di tenere in vita realtà e memorie, facendole sopravvivere al tempo e alle avversità della vita. La storia è anche una storia di fine e di perdita, che ci racconta però la possibilità di rinascita, il ciclo della vita che da una fine può riprendere slancio e rinascere in forme diverse, a volte assumendo anche aspetti sereni e belli. La dominante comune rimane sempre la memoria, valore stabilizzante che in questo caso attraverso la musica dona eternità al ricordo e al passato, al di là di quello che la realtà talvolta drammaticamente sembra strappare via.



0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER