La fabbrica di cioccolato

La fabbrica di cioccolato

Charlie Bucket vive in una casetta di legno, alla periferia di una grande città, insieme ai suoi genitori, ai nonni materni e paterni. In casa c’è soltanto un letto, che la famiglia ha deciso di riservare ai nonni, ma la vita è un po’ scomoda per tutti, soprattutto d’inverno. Il papà di Charlie lavora come avvitatore di tappi di dentifricio, perciò non è possibile trasferirsi in una casa migliore, né mangiare tutti a sufficienza (o qualcosa di diverso dal cavolo bollito). A proposito, se qualcuno chiedesse a Charlie che cosa desidera sopra ogni cosa, la risposta sarebbe: una tavoletta di cioccolato! Solo una volta all’anno, per il suo compleanno, gli è dato di assaporarne una. E pensare che proprio nella sua stessa città, a poca distanza da casa, c’è un’enorme fabbrica di cioccolato... Una sera, nonno Joe racconta a Charlie la storia della fabbrica di Willy Wonka, il più grande produttore di cioccolato che sia mai esistito. Non solo, il signor Wonka ha ideato anche un gelato che non si squaglia mai, le toffolette alla violetta che cambiano colore, la gomma da masticare che non perde sapore...

Attorno alla fabbrica e al suo padrone aleggiano misteri: quali sono gli ingredienti segreti? chi lavora là dentro? Potranno scoprirlo coloro che troveranno i Biglietti d’oro per visitare la fabbrica. Sono nascosti nell’involucro di cinque fortunate tavolette di cioccolato Wonka. Come sarebbe bello, pensa Charlie, trovarne uno nel suo Crocconocciolato a sorpresa! Quando aveva tredici anni, Dahl frequentava una scuola accanto alla quale sorgeva una fabbrica di cioccolato. Gli alunni erano invitati a fare da assaggiatori: ogni tanto ricevevano una scatola con dodici tavolette diverse e dovevano valutarle e attribuire un voto. Molti anni più tardi, nel 1964 per l’esattezza, Roald si ricordò di quella fabbrica e la mise al centro del suo secondo romanzo per bambini, spalancando le porte a cinque fortunati: Augustus Gloop, ghiotto e grasso, Violetta Beauregarde, instancabile masticatrice di gomme, Veruca Salt, ipernutrita di vizi, Mike Tivù, teledipendente, e il nostro Charlie, perché a volte la fortuna strizza l’occhio anche a chi è così poco abituato alla benevolenza della sorte, da ricordare un personaggio dickensiano. Al contrario: detesta i viziosi. Se c’è una cosa che Dahl ci ha raccontato con le sue storie è che ogni situazione, per quanto difficile, può essere ribaltata da un gesto meraviglioso, da un incontro straordinario, da una capriola del destino (o anche da una legittima difesa contro adulti malefici). Non ci sono giganti che tengano, orfanotrofi, genitori male assortiti che possano contrastare la forza buona dei bambini. O comunque è meglio non provarci, se ci tenete alla nonna, per dire. Dahl ebbe una vita avventurosa e complicata, che forse contribuì a liberare le sue gigantesche doti fantastiche e dissacranti. Lo leggiamo da piccoli, e lo rileggiamo da grandi, come si sgranocchia un Cioccocremolato delizia.

 


 

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