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La nascita di Roma

La storia comincia “quando nel mondo non c’erano Londra né Parigi né Milano né Roma”, comincia con due fratelli e prosegue con due cugine che sono come sorelle. I due fratelli sono Amulio e Numitor, figli del re di Alba. Tanto Numitor è mite e amante della giustizia, altrettanto Amulio gode delle liti e della prepotenza. Alla morte del padre, Numitor eredita il ruolo di re, ma è solo questione di tempo prima che Amulio prenda il controllo di Alba. Le due cugine, legate come sorelle, sono le loro figlie Silvia e Anto. Come avevano promesso al nonno, rimangono legate anche quando le loro strade sembrano dividersi e Silvia diventa vestale, anche quando Silvia infrange il suo voto e viene condannata dallo zio a essere rinchiusa in una cella sotterranea. Grazie all’aiuto che Anto decide di dare alla cugina-sorella nonostante la durezza di suo padre, arrivano, quindi altri due fratelli, questa volta gemelli. Amulio, accecato dal terrore che gli sottraggano il trono, ordina che vengano uccisi nella foresta. Ma i due bambini inteneriscono perfino il feroce cacciatore incaricato di ucciderli, che li abbandona nel Tevere in balia dei lupi… Eppure è ancora solo l’inizio, di un’altra rivalità tra fratelli e di una città che ancora non è nata…

La storia suonerà familiare a molti, che avranno senz’altro già sentito le leggende legate alla nascita di Roma. Laura Orvieto le ripropone in un libro a episodi, con quello stile immediato e diretto caratteristico del racconto orale che ha decretato la fortuna di Storie della storia del mondo (1911) e di cui questo libro è una sorta di seguito. La nascita di Roma è stato pubblicato la prima volta nel 1927 come Il natale di Roma e, sotto entrambi i titoli, più volte ristampato. Nonostante i molti anni dalla prima pubblicazione, percepibili nelle ampie descrizioni e in qualche scelta lessicale, il testo non perde freschezza e leggibilità. I protagonisti sono spesso ragazzi e ragazze e l’intento sembra proprio quello di avvicinare più possibile i personaggi a chi legge, a volte anche assimilando il contesto antico a quello dell’epoca, come quando si evoca “Dio”. Le spiegazioni storiche, quando sono indispensabili, sono inserite nella narrazione come elementi di contesto che non interrompono ma ampliano il racconto, rafforzando l’illusione di trovarsi di fronte a una storia che viene raccontata dal vivo. Anche se è presente un certo intento educativo in senso morale, è l’intrattenimento, il gusto stesso del racconto, a buon diritto mitico, il vero scopo e il punto forte del libro.