La pecora Dolly e altre storie per bambini

Un cavolo desidera tanto volare, come una farfalla o una rondine. Un giorno incontra un angelo, che si posa a riposare proprio vicino a lui. Non è un angelo qualsiasi, è l′angelo dell′Annunciazione e si sta involando a portare il messaggio a Maria. Cavolino gli confida il suo sogno e l′altro gli fa una proposta: gli donerà il suo paio d′ali se in cambio potrà avere la sua freschezza. Però dovrà ricordarsi di trovare Maria e portargli il messaggio... La pecora Dolly si guarda intorno in cerca della mamma e trova un′altra pecora uguale identica a lei. Che sostiene di chiamarsi Dolly. Ma com′è possibile se Dolly è proprio lei? La prima propone all’altra di risolvere il mistero chiedendo a suo padre, ma il padre non c′è. Anche il padre dell′altra pecora Dolly non c′è. E la mamma? Neppure lei. Insomma, chi è che racconta balle? E intanto le due iniziano a litigare... Una signora col cappotto foderato di pelliccia di volpe soccorre una volpe ferita incontrata per strada. La porta a casa e le disinfetta la zampa. In casa c′è odore di morte, pensa la volpe, ma non riesce a capire da dove provenga. La donna la fa accomodare sul letto della sua bambina che è in Francia dalla nonna e la copre con il suo cappotto...

Si tratta davvero di storie per bambini, come recita il titolo? Senza dubbio sulle prime questa raccolta di racconti fa pensare alle fiabe della tradizione, per i personaggi, il simbolismo e talvolta un certo gusto per il particolare macabro come nella storia della piccola volpe che trova la mamma cucita in una pelliccia. “Piccole narrazioni morali”: vengono presentate così in una breve introduzione al testo. E forse è questa la definizione più calzante. Dacia Maraini – premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa nel 1990 e premio Strega nel ′99 con Buio – è autrice di romanzi, testi teatrali, poesie, racconti, narrazioni autobiografiche e saggi. Qui ci consegna una serie di storie che affrontano temi della contemporaneità (sì, la pecora Dolly del titolo è proprio quella. O forse l′altra?) pur rimanendo legate alle modalità narrative favolistiche. Oppure no? Antonio Faeti, nella sua postfazione, fornisce un′interpretazione di quest′opera, senz′altro molto diversa dalle letture cui ci aveva abituato l′autrice, difendendo la capacità degli autori che scrivono per adulti di saper declinare la propria scrittura a favore dei più piccoli. Restano riconoscibili la sensibilità per tutte le forme di sofferenza e l′amore per gli animali in quanto creature viventi al pari dell′uomo.

 

 


 

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