La pietra blu

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In mezzo alla foresta c’è una grande pietra blu. Là “giace serena”, ama il posto in cui vive e crede che tutto rimarrà così per sempre. Ma quando un incendio, bruciando per mesi, devasta la foresta, lei rimane lì “come una balena senza il suo oceano”. Il tempo passa e la vita sembra a poco tornare quella di sempre: è allora che la pietra viene spaccata in due. La metà che viene portata via si trasforma molte volte. Ogni volta viene scolpita, ammirata, amata e poi dimenticata. È un elefante quando una bambina che si è persa le chiede: “Sai dov’è casa mia?”. Per la prima volta la nostalgia si fa incontenibile e la pietra va in frantumi. Quello che rimane viene scolpito di nuovo: la pietra diventa un uccello al centro di una fontana, in un bellissimo giardino. Fa compagnia a una vecchia signora, ma quando la signora la lascia e la pietra si trova di nuovo sola, la nostalgia ha il sopravvento un’altra volta. E così la pietra di nuovo va in frantumi, di nuovo viene scolpita, inizia una nuova vita. Diventa un pesce, una luna, un cuore, una lapide, un gatto… Ogni volta ricomincia, “giace serena” in un luogo diverso e conosce nuove persone a cui fare compagnia, ma ogni volta la nostalgia la assale e la distrugge, in un lungo e incerto cammino verso il ritorno a casa…

Pubblicato per la prima volta nel 2006, La pietra blu arriva in Italia grazie a Silvia Torchio – traduttrice di Jimmy Liao dal 2011 – e Camelozampa. Le parole hanno il compito di scandire il ritmo regolare e quasi ciclico della vita della pietra; le immagini, a volte estese sulle due pagine, a volte quadrate o ulteriormente suddivise, sono incorniciate dallo spazio bianco come quadri in cui cercare i dettagli delle avventure della pietra. I colori, talvolta vari e vivaci, talvolta cupi e opprimenti, si accordano all’andamento della storia e alle emozioni espresse dai suoi personaggi. La pietra, sempre più piccola, a poco a poco si nasconde nelle illustrazioni, invitando al gioco chi la guarda: a mano a mano che la storia conferma la sua – più o meno – rassicurante prevedibilità, non smette di sorprendere. “Andare in pezzi dal dolore” è qui una metafora resa visibile, con delicatezza e originalità. Anche se la pietra ha sempre occasioni di ricominciare, dare e provare felicità, continua anche a soffrire: la nostalgia, la solitudine, il dolore della perdita non sono mai edulcorati, sono anzi un passaggio fondamentale per riconoscere se stessa al di là della forma che le impongono gli altri, e continuare a trasformarsi. In un periodo in cui tanti libri per l’infanzia esaltano la “resilienza” emotiva e la capacità di adattarsi come un valore, La pietra blu sembra voler dare dignità piena anche a quei sentimenti negativi che ciclicamente ricompaiono, nonostante la vita lunga, movimentata ma sempre serena della protagonista.

 


 

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