La stanza delle meraviglie

La stanza delle meraviglie

Partiamo dall’inizio, anche se tutto è l’inizio di qualche fine, ma ormai abbiamo iniziato e non ci resta che continuare: questo è un libro di filosofia e l’inizio di filosofia è filo, come filo del discorso. Ma filo in questo caso viene dal greco e vuol dire amore, quindi filosofia inizia con amore... amore per cosa? Per Sofia? Sofia chi? La filosofia parla di tutte le persone e non solo di quelle che si chiamano Sofia, perché anche sofia è una parola greca che vuol dire saggezza, conoscenza, sapere. Quindi filosofia vuol dire amore per la saggezza, la conoscenza, il sapere, il che non ci dice molto perché non è facile capire di cosa si occupa la filosofia. Allora partiamo dall’inizio della filosofia, ovvero da come gli uomini hanno iniziato a fare filosofia. Uno dei primi filosofi è stato Aristotele e un suo libro inizia così: “in principio, gli uomini iniziarono a fare filosofia perché presi dalla meraviglia”. Per capire cosa vuol dire questa frase, facciamo “il meraviglioso gioco del perché”, nel quale perde chi ripete la frase o risponde “perché sì” o “perché no” e capiremo che la filosofia è la materia che prova a rispondere proprio a quelle domande. E ora iniziamo: oltre le stanze dell’Orribile Castello degli Orrori Orrorosi, c’è la porta della rutilante stanza delle meraviglie, dietro la quale si trovano gli oggetti più stupefacenti, ognuno dei quali ha una storia da raccontare in cui niente è come sembra...

Come recita il sottotitolo, questo appassionato e divertente libro di filosofia è pieno di “esercizi e giochi per la mente”: si rivolge direttamente al piccolo lettore con battute, espedienti, scappatoie filosofiche e illusioni ottiche, chiedendogli di partecipare al racconto, con disegni, indovinelli, giochi e cruciverba, risolvendo i quali può procedere nella lettura, per scoprire, alla fine, che la Stanza delle Meraviglie si trova proprio nella sua testa. E lo stupore che questa scoperta suscita in lui, l’autore lo invita a mantenerlo più che può, perché è proprio la meraviglia che lo farà arrivare lontano. D’altra parte, come disse Aristotele, “gli uomini iniziarono a fare filosofia proprio perché presi dalla meraviglia”. Ed il libro finisce proprio com’è iniziato: con una fine che è l’inizio di un nuovo viaggio, questa volta quello del lettore. La collaborazione con Giusi Capizzi è evidentemente proficua, dal momento che i due autori sono giunti già al quarto libro insieme, tutti per la stessa collana de La Nuova Frontiera, con cui Emiliano De Marco ha pubblicato altri due libri, sempre di filosofia, naturalmente.



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