La storia del Dottor Dolittle

John Dolittle, medico chirurgo, vive a Puddleby. Porta sempre un cappello a cilindro ed è conosciuto da tutti, persino dai corvi, che spesso si trovano a parlare di lui. Vive in una casa minuscola con un grande giardino, in compagnia di sua sorella Sarah, che si occupa delle faccende domestiche, e di una nutrita schiera di animali: uno scoiattolo nell’armadio della biancheria, due topolini bianchi nel pianoforte, un pappagallo, un cane, un maialino, una papera e molti altri. Purtroppo però non tutti i suoi pazienti sono contenti di essere visitati in uno studio che assomiglia a una fattoria, così piano piano il Dottor Dolittle, pur molto stimato, si trova a lavorare sempre meno, finché non gli resta che un solo paziente, il trippaio, che essendo sempre circondato da gatti non bada agli animali del dottore. Anzi è proprio lui un giorno a dargli l’idea: perché non diventa un veterinario? In effetti, al Dottor Dolittle gli animali piacciono molto, a volte più delle stesse persone, senza contare che Polinesia, il suo pappagallo, gli ha insegnato a parlare il linguaggio degli animali. È così che il dottore inizia a curare gli animali, con molta soddisfazione da parte sua e l’indubbio vantaggio, per i suoi pazienti, di poter spiegare per filo e per segno come si sentono: finalmente qualcuno è in grado di capirli!

Pubblicato per la prima volta nel 1920, questo romanzo, ormai diventato un classico della letteratura per ragazzi, nasce come una storia a puntate, per così dire. Hugh Lofting, trovandosi a combattere al fronte, per esorcizzare l’orrore della guerra e cercare di blandire la nostalgia per le sue bambine, scrive loro delle lettere in cui racconta le vicende di questo indimenticabile personaggio. La storia è illustrata da lui stesso e immaginiamo che sia arrivata a chi lo aspettava a casa come una carezza e una promessa di rivedersi presto. Nel 1918 Hugh è gravemente ferito e questo gli consente di fare ritorno. Sembra che la scintilla da cui si accese l’idea del Dottor Dolittle sia stata la terribile vista dei cavalli del reggimento, feriti o morti in seguito alle battaglie. Qualcuno avrebbe dovuto curarli, qualcuno in grado di parlare con loro, magari anche di rassicurarli. Ma “la sola cosa che [gli uomini] abbiano imparato del linguaggio degli animali è che quando un cane scodinzola vuol dire: ‘Sono contento!’”, impossibile aspettarsi molto altro da questa strana specie bipede. Per fortuna esistono le eccezioni. E queste eccezioni sono personaggi – a volte persone – che guarda caso i bambini eleggono a eroi.

 

 


 

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