Libere di volare

Adriana è una bimba piccola e leggera come una piuma, ama correre per la casa rombando come un aereo, vuole diventare una pilota, la più in gamba del mondo. Giulia è silenziosa e riflessiva, ama i libri e vuole diventare una scrittrice, la più brava del mondo. Martina è “rotonda come il puntino sulla i”, suona il violino e vuole diventare una violinista, la più grande del mondo. Le tre amiche sono inseparabili, condividono la capacità di alzarsi in volo per realizzare i loro sogni: è merito delle ali fabbricate per loro dal Signor Sevuoipuoi, che indossano senza saperlo. Ma se ci sono delle ali invisibili e magiche, ci sono anche dei malvagi che tramano contro di loro. È la banda capeggiata dal diabolico Noncelafarai: Tinganno, Signorina, Solobella e Valipoco. Il loro piano è quello di riempire le tasche, le scarpe e gli zaini delle tre amiche di sassi, in modo che non possano più volare. “Bisogna essere alte e magre”, “Sei stupida, brutta, cicciona”, “Le femmine valgono meno dei maschi e devono essere carine e perfettine”… Con le parole sconfortanti arrivano i sassolini e le ali non funzionano più. Le tre amiche hanno cambiato idea, pensano di non farcela, rinunciano ai loro sogni. Ma un mattino incontrano Violetta arrampicata su un albero. Loro non possono vederle, ma Violetta ha ancora le ali, le stesse ali e lo stesso entusiasmo che avevano anche loro prima che la banda di Noncelafarai entrasse in azione…

Libere di volare è un libro illustrato di grande formato che trova nel disegno la sua maggiore efficacia. Immagini piene, robuste e cariche di colore; fisionomie non convenzionali che rendono le protagoniste, seppur stilizzate e non realistiche, interessanti e non riconducibili a un modello stereotipato di infanzia. La quasi totale assenza di sfondi permette che le tre amiche (o, qualche volta, i loro mostri) riempiano completamente la pagina, dando l’impressione che sia la loro statura il metro di questo mondo “a misura di bambine”. I malvagi, pur essendo in effetti degli adulti con tute nere e mascherine da banditi, con i loro visi dai colori innaturali sono l’elemento fantastico del racconto, degli esseri che le bambine non sembrano vedere ma di cui percepiscono gli effetti nella realtà. In linea con le intenzioni della collana “Sottosopra”, il libro vuole rendere chi legge più consapevole dei pregiudizi e delle aspettative che affliggono, in questo caso, le bambine ma non i bambini, quindi anche più cosciente delle disparità e perfino dei limiti autoimposti che ne derivano. Se vedere minata la propria autostima o i propri sogni è un’esperienza che può non avere a che fare con il genere, il libro mette esplicitamente in evidenza i condizionamenti che subiscono maggiormente le femmine rispetto ai maschi. Indubbiamente lo scopo è raggiunto e il libro può contare su bei dettagli come le ali di farfalla e sull’inusuale rappresentazione di azioni liberatorie come mostrare le mutande facendo la verticale o togliersi le scarpe. Associare i pregiudizi all’immagine concreta dei sassi che impediscono di spiccare il volo rende il libro adatto a una lettura abbastanza precoce, anche se non per le piccolissime. Nonostante la potenza delle immagini, però, il racconto non riesce ad evitare un tono un po’ artificioso e didascalico e fatica ad andare al di là del (pur gradevole e istruttivo) apologo.

 


 

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