Nel mondo di Piccole donne

Meg, Jo, Beth e Amy sono le quattro sorelle protagoniste di uno dei libri più famosi del mondo, ovvero Piccole donne di Louisa May Alcott, pubblicato in America a fine Ottocento. Come ogni giovane fanciulla nel passaggio tra adolescenza ed età adulta, anche le quattro eroine di carta hanno provato, sentito, nascosto, ignorato sentimenti di ogni tipo, a partire dall’amore, spesso difficilmente individuabile, anche perché, pur se una ragazza doveva sposarsi per non “rimanere zitella”, non era certo per amore che arrivava all’altare. L’amore, quindi, non era un ingrediente importante e non veniva raccontato alle figlie nelle famiglie perbene, perché di solito diventavano le mogli di qualcuno che veniva scelto direttamente dai genitori per titolo o possedimenti. Quindi a quell’età il concetto di amore è quello delle favole, dei sogni, quello meraviglioso dei romanzi rosa. Il primo insegnamento è proprio di Meg, a proposito dell’amore, perché è proprio lei a sentirlo all’improvviso, attraverso un piccolo segnale, un piccolo movimento del cuore. Ed è bastato semplicemente sentirsi chiamare per nome per accorgersi di provare qualcosa di diverso dall’amicizia, un moto naturale e dolce, per il signor Brooke. Questo semplice momento le rivela all’improvviso un mondo di emozioni che non conosceva, ma non è il solo evento... Ancora Meg, la sorella più grande, attraverso l’invito a casa delle ragazze Moffat scopre che cos’è l’invidia per quelle ragazze così ricche, che vestono alla moda, che vivono in una casa lussuosa, tanto che il suo vestito che le piaceva così tanto all’improvviso le sembra un modesto straccio...

Generazioni di donne hanno imparato, se non proprio a vivere, di certo a dare importanza a ciò che conta nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso la lettura di Piccole donne. Ed è grazie a Carolina Capria se possiamo rileggere un classico di questa portata (che magari avevamo anche dimenticato), riconoscendogli una modernità assoluta. E allora si trovano, sì, le parole per crescere, per imparare a lasciare l’adolescenza, affrontando con fiducia il passaggio all’età adulta, perché è un classico che non ha età, perché ciò che ci spiega la Capria, mettendolo in evidenza tra le righe e traendolo proprio dal libro della Alcott, è quanto fosse decisamente all’avanguardia per il suo tempo, ma al tempo stesso si trovano anche le parole per ricordare e se da più parti questo libro è stato definito un manuale per diventare grandi, si deve riconoscere che lo è a ragione e dovrebbe essere proprio consigliato come lettura, subito dopo Piccole donne! Tutto sommato è utile anche a chi il romanzo della Alcott lo ha letto anni fa (anche tanti), non solo per ritrovarlo, ma per tornare ad apprezzarlo e comprenderlo, a misurarlo proprio con quelle parole chiave che vengono segnalate e che non sono altro che sentimenti fondamento della nostra esistenza, rappresentando le caratteristiche umane che sono alla base della specie, senza differenza di genere, perché un po’ della modernità della Alcott sta proprio anche in questi “germogli” di uguaglianza di genere. Impossibile non ritrovarsi nelle parole chiave individuate, impossibile non trovare il lavoro della Capria di grande interesse, impossibile non guardarsi dentro, fosse anche solo per sorridere con tenerezza a quei ricordi che ci vengono in mente, sollecitati dalle parole.

LEGGI L’INTERVISTA A CAROLINA CAPRIA



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