Nera - La vita dimenticata di Claudette Colvin

Nera - La vita dimenticata di Claudette Colvin

Sei a Montgomery, in Alabama, negli anni ’50. Ci sono le leggi “Jim Crow”, ovvero, segregazione razziale: bianchi da una parte insieme ai loro privilegi, neri dall’altra. Tu sei nera. Hai quindici anni, vai bene a scuola e da grande vorresti fare l’avvocato, magari diventare presidente. Il tragitto fra casa e la scuola lo fai in autobus, tutti i giorni. Oggi è il 2 marzo 1955, sei seduta in autobus al tuo posto, nella sezione dei neri, e quando una tizia bianca in un lungo impermeabile viene a chiederti di cederle il posto, tu non ti alzi. Lei insiste, tu non ti alzi. L’autista ferma l’autobus e minaccia di chiamare la polizia, tu non ti alzi. Arriva la polizia, ti fa alzare e ti arresta. Ti porta in caserma e ti picchia. No, non sei Rosa Parks. Nella storia, tutti ricorderanno che un giorno del ’55 Rosa Parks rifiuterà di cedere il posto e darà il via al boicottaggio dei bus a Montgomery. Ma prima di lei lo avevi già fatto tu. Un giorno qualunque di settembre, tornando da scuola. E per quello sarai processata per disturbo della quiete pubblica, violazione della legge sulla segregazione e aggressione a pubblico ufficiale...

La vicenda di Claudette Colvin è stata oscurata e soppiantata da quella molto simile e molto ravvicinata nel tempo di Rosa Parks. Quest’ultima è divenuta in seguito una delle icone della lotta per i diritti dei neri in America, accanto a figure quali Martin Luther King o Thurgood Marshall. Ma il gesto iconico che la fissa nella memoria collettiva – il rifiuto di cedere il posto a un bianco – lo aveva compiuto diversi mesi prima Claudette Colvin, di Rosa Parks molto più giovane e, per il movimento, più problematica. Era vivace, irrequieta, adolescenziale, dicevano; rimase incinta molto giovane, poco dopo l’episodio dell’autobus, probabilmente con un uomo sposato. La Parks in confronto aveva un profilo molto meno problematico. Dopo aver lasciato Montgomery per New York, Claudette si allontanò dall’attivismo, ma il suo gesto può essere considerato il lampo che diede il via al boicottaggio degli autobus a Montgomery e che portò nel giro di un anno a dichiarare incostituzionali le leggi “Jim Crow”. Nel 2015 Tania de Montaigne pubblica in Francia Noire: la vie méconnue de Claudette Colvin da cui Émilie Plateau nel 2019 ha tratto questa sintesi illustrata. La vicenda di Colvin è raccontata in maniera asciutta, veloce e fruibile; i disegni sono dolci, gentili, efficaci nelle scelte cromatiche che rendono chiaramente il senso del divario appunto cromatico imposto dalla segregazione nell’America del Sud degli anni ’50. Ottima lettura per ragazzi su un tema oggi di grandissima attualità. La lotta di Claudette Colvin deve ancora trovare la sua vittoria storica definitiva. Ancora molti – quanti? – gesti come il suo saranno necessari?



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