Tante storie per giocare

Tante storie per giocare

C’è un tamburino che, grazie alla sua generosità nei confronti di una povera vecchietta, riceve da lei una piccola magia: ogni volta che il suo tamburo rullerà tutti dovranno ballare. E c’ è anche un certo Pinocchio, non quello monello e ingenuo del romanzo di Collodi, ma un furbastro, sempre di legno però più bugiardo. Ci sono poi i fantasmi del pianeta Bort, strani tipi che vivacchiano rassegnati e tirano a campare. Scendendo di nuovo sulla nostra terra incontriamo inoltre il cane che non sa abbaiare, un cagnetto ingenuo e solitario, e il gatto viaggiatore che, con soprabito, cappello e una borsa nera sotto la zampa, sale sul treno Roma Bologna. E scopriamo ancora, storia dopo storia, altri personaggi dotati di virtù, di fantasia, di cuore o di egoismo, tra i quali un pifferaio magico nella città invasa dalle automobili, il dottor Terribilis che lavora a un’invenzione spaventosa, mago Girò che ignora l’esistenza degli elettrodomestici, i bambini Rinaldo e Tino, il ricchissimo signor Puk, il dottor Verucci e la sua casa invasa da gente di tutto il mondo, perché ‘‘non basta chiudere la porta di casa per chiudere fuori il mondo, la sua gente, i suoi problemi’’. Ci sono un pellerossa, una ragazza con la chitarra e un aviatore che sconvolgono i personaggi tradizionali, in particolare la vecchina delle caldarroste. C’è un vecchietto che ogni notte viene risvegliato da una voce che piange, una voce sempre diversa alla quale corre a prestare aiuto...

Nate per la trasmissione radiofonica omonima nel biennio 1969-1970 e poi pubblicate sul ‘‘Corriere dei Piccoli’’, queste storie non hanno perso nulla della loro verve, della loro leggibilità e della loro attrattiva. Ogni racconto ha tre finali, tra i quali le piccole lettrici e i piccoli lettori - o chi legge per loro - possono scegliere liberamente. A chi gli chiedeva il motivo di questa scelta Gianni Rodari rispose: “Il lettore, legge, guarda, riflette, e se non trova un finale di suo gusto può inventarlo, scriverlo e disegnarlo egli stesso”. In fondo al libro si può poi scoprire, per ciascuna storia, il finale preferito dall’autore. Scrisse Roberto Denti, fondatore nel 1971 della Libreria dei Ragazzi di Milano, che Rodari può essere considerato “nel secondo dopoguerra, la persona di maggior livello culturale in Italia: nessuno come lui è riuscito a incidere così radicalmente sul settore letterario di cui si è occupato. Per bambini e ragazzi Rodari ha una posizione decisamente rivoluzionaria, cosa che non è avvenuta fra gli scrittori per adulti, dove non mancano certamente figure di grande rilievo (esempio: Calvino, Gadda, Pavese)”. Anche questi racconti, nei quali la scelta dei finali aperti rende i lettori protagonisti, si inscrivono pienamente nella visione del mondo rodariana, una visione nella quale i bambini e il loro pensiero occupano una posizione centrale, ai quali si presenta una morale, ma non ‘‘si fa la morale’’ e che soprattutto si ascoltano, con attenzione e rispetto. Considerare i fatti dalla parte dei bambini significa non perdere mai, come fece quel signore che viaggiava ‘‘sul diretto Capranica-Viterbo’’ il proprio ‘‘orecchio acerbo’’. Narrazione, fantasia, gioco, riflessione e pensiero si coniugano bene insieme, come testimoniano, una volta di più, queste ‘‘storie per giocare’’.



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