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Terrore al Circo Massimo

Nella Roma dell’imperatore Traiano vivono quattro ragazzi molto diversi tra loro. Cecilia, che pettina le matrone più in vista, ha un carattere deciso e combattivo; Tito, cameriere alla taverna di suo padre, è, invece, goloso e pacioccone; Danae, alta e slanciata, ha un animo romantico e ama la poesia; Giulio è il solo a non essere di estrazione popolare, appartiene a un’antica famiglia e studia con un precettore greco. I quattro si incontrano all’ora di pranzo di una giornata molto effervescente: stanno per cominciare le corse dei cavalli al Circo Massimo, spettacolo gratuito che attira sempre un mare di gente, mentre le tifoserie delle diverse squadre azzardano animatamente pronostici. Gareggeranno, gli uni contro gli altri, Rossi, Bianchi, Azzurri e Verdi. Cecilia, Tito, Danae, Giulio si recano alle scuderie ad ammirare i cavalli. Qui incontrano Elvio, un giovane stalliere senza famiglia, avvezzo a scommettere sull’una o sull’altra corsa e a perdere sempre. Elvio è gravemente indebitato con l’allibratore, che gli trattiene tutto lo stipendio; per questo il ragazzo non riesce ad avere una casa ed è costretto a vivere nella stalla. Si consola pensando che “a volte la compagnia delle bestie è migliore di quella degli uomini”. Cecilia, Tito, Danae e Giulio non immaginano che l’incontro con Elvio li metterà in contatto con un sottobosco di allibratori disonesti e di scommesse truccate…

Sì, perché anche nell’Antica Roma attorno alle corse dei carri si muovevano personaggi equivoci e pullulavano le scommesse clandestine, nelle quali molti, ingenui, sprovveduti, o semplicemente imprudenti, restavano invischiati. Numerose peripezie e qualche pericolo attendono dunque i quattro amici, che si muovono tra un quartiere e l’altro di Roma antica, nelle zone che ricordiamo come testimoni del fasto e del fascino dell’Impero Romano. Un’attenzione particolare è tributata nel libro alla descrizione del Circo Massimo, ricostruito più volte fin dal tempo dei re e giunto, all’epoca di Traiano, a risplendere con le sue gradinate e i suoi portici di marmo e a misurare 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza. Al termine della vicenda narrata nel romanzo due brevi capitoli illustrano, dal punto di vista storico, le caratteristiche delle corse dei carri e quelle della scuola e dell’educazione impartita ai bambini romani. Il libro si muove tra avventura, giallo e storia: per questa sua caratteristica potrà attirare lettrici e lettori dai molteplici interessi. Le illustrazioni di Giacomo Scoppola riproducono fedelmente, con tratto sicuro ma anche con spirito allegro, luoghi, oggetti e abbigliamento del tempo.