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Una ragazza senza ricordi

Triss si risveglia con un gran mal di testa. Attorno al suo letto si accalcano delle figure: una donna le tiene la mano e due uomini parlano tra loro. Due di loro hanno qualcosa di familiare. La chiamano Triss, Theresa, lei risponde e capisce che devono essere i suoi genitori e il terzo un dottore. Il giorno prima è successo qualcosa che non riesce a ricordare. Era tornata dal fiume Macaber alla casa di pietra, in cui va in vacanza ogni anno con la sua famiglia, completamente zuppa, senza riconoscere i genitori. Che fosse caduta? Il solo nome Macaber la fa rabbrividire, ma lei non ricorda nulla. Qualcuno sostiene di aver visto due uomini accanto alla riva del fiume la sera precedente. Triss ha un vuoto di memoria ma sa dire chi è il re, la sua età - undici anni -, sa recitare il suo indirizzo. Ha avuto uno shock, ma migliorerà entro un paio di giorni. Leggere il suo diario potrebbe aiutarla, ma lo ritrova a pezzi, con le pagine strappate. La sorella minore, Pen, deve averne combinata un’altra delle sue. Ora la guarda fissa e urla che Triss sta fingendo, che non è la vera Triss. In effetti quello non sembra uno dei soliti malori. Triss si sente confusa, non ricorda dove è la sua stanza, ha una voragine nello stomaco, una fame animalesca che non riesce a colmare in nessun modo. Un paio di giorni... ma le bambole le parlano, le forbici la minacciano e ogni mattina si sveglia con il letto cosparso di foglie secche e la testa piena di voci che le danno una scadenza: sette giorni, sei giorni, cinque... Forse c’è qualcosa di sbagliato in lei, ma cosa?

Il titolo originale del romanzo è The Cuckoo Song, e richiama un aspetto poco conosciuto dei cuculi. Questi sono dei parassiti, lasciano le loro uova nei nidi di altri uccelli, così i loro piccoli si insediano in un’altra famiglia, scombussolandone gli equilibri, rubando il cibo ai “legittimi” pulcini. Triss arriverà a farsi domande rispetto al suo ruolo all’interno della famiglia; non ricordandosi più chi è, si aprirà al dubbio di non essere quella che tutti credono sia. Arrivata in Italia con L’albero delle bugie, la Hardinge dà anche qui prova di riuscire a raccontarci la crescita, i cambiamenti fisici e psicologici con una sincerità e un fascino senza eguali. Partendo dai racconti popolari e le fiabe che intessono l’immaginario collettivo, in questo caso i casi di changeling, la Hardinge costruisce altre realtà estremamente complesse, immergendoci un un’atmosfera fiabesca, selvaggia, che dialoga con le nostre paure e domande più profonde. La ricerca si sé stessi e il tema della perdita, si esteriorizzano in tempi e luoghi di passaggio e in avventure gotiche ricche di colpi di scena. Ci fa stare sul limite per poi farci sprofondare nel fantastico, che solo riesce a mostrare tutta la complessità del reale, portandolo alle estreme conseguenze, rivelandone i lati oscuri. Nonostante i suoi libri siano stati editi come romanzi per ragazzi, la sua scrittura e le sue storie sono senza età. Richiedono solo un pubblico pronto a farsi trascinare, senza farsi troppe domande, dentro le sue atmosfere fiabesche. Non a caso L’albero delle bugie ha vinto il Costa Book Award nel 2015, superando la sua categorizzazione e meritandosi il record di secondo libro per ragazzi a vincere il premio di miglior libro dell’anno.