Una stella da salvare

Una stella da salvare

Tantissime stelle cadenti sono atterrate sul pianeta Terra: ignorate dagli uomini, si sono conficcate sulla superficie e rischiano di spegnersi se qualcuno non interviene. L’allarme urgente sveglia tutti i soccorritori intergalattici, pronti ad accorrere per salvarle. Tutti tranne uno, l’ormai sordo e vecchio Stock. La recluta Flick pensa che questa sia l’occasione giusta per dimostrare di potercela fare da solo: corre sul pianeta Terra con la sua astroambulanza, deciso a portare almeno una stella ammalata al pronto soccorso stellare più vicino. Ma dove sarà? Su Venere sembra di stare in un forno acceso; gli abitanti di Marte sono assai bellicosi e perfino le costellazioni rifiutano di dare un po’ di luce a “quel sasso” che Flick vorrebbe salvare. Flick non sa più dove andare e, messa alla prova da un tentativo di risucchio da parte del pianeta Giove, anche la sua astroambulanza dà segni di cedimento: sputacchiando fumo, si blocca sugli anelli di Saturno. Sembra che non ci più siano speranze per Flick, ma soprattutto per la stella, che ora è ancora più a rischio perché Flick non è stato capace di aiutarla... Naturalmente, il vecchio Stock sarà sordo ma è assai esperto e si è già messo alla ricerca della sua zelante recluta...

Una stella da salvare è un albo che punta tutto sulle immagini che, seppure un po’ scure, catturano l’attenzione con una fortissima caratterizzazione di ambienti e personaggi. Tutti gli elementi dello spazio diventano, in effetti, dei personaggi, sorridenti oppure ostili. Lo spazio prende consistenza e tangibilità; il simpatico protagonista, determinato ma ancora inesperto, suscita subito l’immedesimazione di chi osserva la storia. Nel corso del racconto non mancano le occasioni (o almeno gli spunti) per conoscere meglio il sistema solare, i nomi e le caratteristiche di alcuni pianeti (e forse-pianeti) o le più note costellazioni, rendendole familiari e interessanti. Il testo ricorre a un lettering vario ed evocativo, utilizzando un linguaggio vivace, spontaneo (“tonta palla di gas!”) e altrettanto vario. In presenza di una “recluta” e un “maestro”, gli autori non rinunciano a un insegnamento finale, impartito con fare solenne e altisonante. Una morale un po’ retorica non del tutto coerente con la storia, ma che viene proposta non senza ironia e con un finale che riprende immediatamente il punto di vista del protagonista: “Flick non era sicuro di aver capito”... Lasciando alla cascata di stelle il compito di chiudere, con una suggestione visiva ottimistica, l’avventura nello spazio.



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