Salta al contenuto principale

Bandiera a bruno per la Diletta Mauro

Bandiera a bruno per la Diletta Mauro

Poche ore prima della partenza per l’Africa Orientale Italiana dal porto di Genova, nel gennaio del 1936, il comandante della “Diletta Mauro” – un cargo che trasporta materiale bellico – deve reclutare in tutta fretta un fuochista. Uno dei suoi infatti è stato trovato morto, forse colpito a morte, forse caduto perché troppo ubriaco. Ma così come the show must go on, anche il cargo non può certo fermarsi. Di come la polizia sbroglierà la morte di ’O Pianefforte tutto sommato non interessa a nessuno. Oltre all’equipaggio, sul cargo sale per raggiungere Asmara come corrispondente di guerra il giornalista de “Il Secolo XIX” Tista Novaro. L’altro nuovo arrivo, oltre al fuochista sostituito, è il primo ufficiale di macchina Walz, che sul cargo avrà il suo bel da fare dovendo praticamente sopperire alle mancanze di Dundich, il direttore di macchina, che passa il suo tempo ubriaco e non è certo in grado di svolgere i suoi compiti. Il giornalista e il primo ufficiale, nel molto tempo di uno e nel poco dell’altro, si intrattengono in chiacchiere che inevitabilmente vanno a finire sul morto. Novaro prima di imbarcarsi ha sentito che nell’ambiente della polizia qualche dubbio sull’incidente c’è: e se si fosse trattato di un delitto? Indagando sottotraccia, si rendono conto che molto probabilmente le chiacchiere raccolte dal giornalista hanno un fondamento, è possibile che Esposito (il vero nome del morto) potesse essere coinvolto, con la complicità di qualche ufficiale, in attività di contrabbando. L’ipotesi diventa certezza quando cominciano ad essere vittime di aggressioni da parte di qualcuno dell’equipaggio, che ovviamente non riescono ad individuare subito...

Un giallo che si mimetizza nel racconto di viaggio, sullo sfondo di un periodo storico drammatico ma affascinante, quello dell’AOI. Si sente prepotente l’amore che l’autore ha per il mare, per la navigazione, per tutto quello che riguarda le navi. Sembra quasi che la trama gialla, per quanto molto ben articolata, sia un pretesto per poter raccontare la vita su una nave, la fatica dei marinai e degli ufficiali, la solitudine di viaggi che duravano settimane se non mesi. Un pochino difficoltoso seguire il discorso senza perdere il filo, perché Vanagolli usa tanti, forse troppi, termini specifici e particolari che per chi non ha dimestichezza con la navigazione risultano ostici. Lo stesso titolo, mi pare di aver capito scandagliando il web, indica la bandiera di una nave che abbia a bordo un deceduto. Nel complesso un romanzo piacevole per chi sia appassionato di storie di mare e perché no, visto il periodo storico, di guerra, o meglio di quanto accadeva ai margini della guerra. Dicevo prima della solitudine di chi è costretto a guardare (quando possibile) l’orizzonte e a vedere solo acqua, il lavoro senza fine né soddisfazione, che logora e fornisce la famosa occasione che fa l’uomo ladro. Una nave, che sia un cargo una barca da diporto o un transatlantico, è comunque un mondo a sé stante, in cui tutto assume proporzioni e peso diversi da quelli usuali. Ogni libro è un viaggio, e questo con anche la sua componente gialla è un viaggio impegnativo per chi lo affronta, anche se lo si fa seduti comodi sulla propria poltrona.