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Basta un caffè per essere felici

Basta un caffè per essere felici

Come si può resistere all’aroma del caffè che proviene da una piccola caffetteria apparentemente anonima? Eppure al suo interno le persone hanno la possibilità di fare un’esperienza unica: tornare indietro nel tempo per poter parlare con un proprio caro ormai defunto nell’intervallo di un caffè. Ma le cose non sono così semplici come sembrano: è necessario infatti rispettare alcune regole volte a conciliare il presente con il passato. Bisogna tenere a mente che le persone che possono essere incontrate devono essere state in quella caffetteria e che non si può cambiare il passato per modificare il presente. Per iniziare questa esperienza c’è solo una sedia che funge da vero e proprio portale tra questi due spazi temporali ma è quasi sempre occupata dal fantasma di una donna: solo quando lei sia alza è possibile sedersi. È necessario ricordarsi che questa sedia non può mai essere abbandonata durante l’incontro. Infine c’è la regola più importante: si può rimanere nel passato da quando il caffè viene versato nella tazza fino a quando si raffredda. Ma per tornare nel presente la bevanda deve essere bevuta interamente: se così non fosse si rischierebbe di rimanere bloccati tra due archi temporali e questo porterebbe alla morte. Il desiderio di rivedere una persona cara è sempre più forte rispetto al timore di queste regole che infatti non spaventano Gotaro, il primo cliente che entra nella caffetteria con lo scopo di rivedere il suo più caro amico defunto al quale deve tutto quello che lui ora possiede...

Cosa si è disposti a fare pur di rivedere una persona amata ma strappata crudelmente alla vita? Qualsiasi rischio o pericolo è insignificante e si è pronti a sfidare la morte stessa anche solo per un breve incontro. È questa l’esperienza che la caffetteria giapponese consente di fare, là dove passato e presente si incontrano per un periodo di tempo fuggevole, come quello di un caffè. Questo è un luogo nel quale chi si trova in una condizione di disperazione e di tormento, per azioni o mancanze perpetuate nei confronti dei propri defunti, può trovare pace e risolvere i propri conflitti interiori. È il caso di Gotaro, che non riesce ad accettare il fatto che la sua vita sia stata arricchita dall’amore della figlia del suo defunto amico, di Yukio che non riesce a perdonarsi per aver trascurato la madre per seguire un sogno effimero, di un fidanzato che vuole liberarsi dalle bugie dette alla sua amata e di un marito che vuole dire addio alla moglie. La caffetteria è un luogo permeato di una speranza non scevra da rischi: i minuti dedicati all’incontro sono pochi, il tempo che impiega il caffè a raffreddarsi. Ma se l’incontro dura più del previsto, trasgredendo le regole, ci si ritrova in una sorta di limbo esattamente come il fantasma che occupa la sedia: la sua colpa è stata quella di aver prolungato la sua permanenza nel passato perdendo così il suo presente. È un rischio che è necessario assumersi per ritornare a vivere il momento attuale senza il peso di ciò che non è più. Toshikazu Kawagachi dopo il romanzo d’esordio Finché il caffè è caldo ripropone il luogo della caffetteria per ambientare le storie di quattro uomini con alle spalle un grande senso di colpa o di rammarico e tutti egualmente accumunati dalla ricerca di un po’ di pace. Così le vicende personali di ciascuno di loro sono unite da questo aroma speciale di caffè e dal senso di meraviglia e di felicità che si può provare nel degustarlo caldo e ad occhi chiusi.