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Batman Year One - Ràs al Ghul

Batman riceve una misteriosa lettera che sembra provenire da Ràs al Ghul, il visionario eco-terrorista protagonista di tante oscure trame a livello globale nel passato. Peccato che Ràs al Ghul, quasi immortale grazie ai bagni nei cosiddetti Pozzi di Lazzaro, sia morto e sepolto da tempo. Mentre Batman legge la lettera scritta anni prima, nella quale Ràs al Ghul prevede gli effetti della distruzione da parte di Batman dei Pozzi di Lazzaro, le fosche previsioni del criminale sembrano avverarsi, perché a Gotham City improvvisamente tutti smettono di morire, e i cadaveri invadono le strade. Sta nascendo un nuovo mondo dove la Morte è sconfitta? E a che prezzo? Oppure si tratta di una perfida macchinazione dei seguaci di Ràs al Ghul che vogliono indurre Batman a riaprire un Pozzo di Lazzaro e a riportare in vita il loro leader scomparso?
Solo apparentemente una storia di zombi (ma in realtà un malinconico apologo sull'immortalità come dono o come maledizione, e forse come qualche critico d'oltreoceano ha fatto notare un'allusione al tema dell'eutanasia), questa miniserie in due parti proposta da Play Press sul mercato italiano come graphic novel in un'unica soluzione è l'occasione per il ritorno di Ràs al Ghul, uno dei personaggi - ché inquadrarlo semplicemente come villain ci parrebbe riduttivo anzicheno - più affascinanti dell'universo legato al mondo del Giustiziere di Gotham. Un plot bizzarro e non convenzionale, che reca forte l'impronta della sceneggiatrice Devin Grayson (una veterana malgrado l'ancor giovane età grazie al lavoro su serie come Batman: Gotham Knights, Ghost Rider, The Titans, Black Widow, X-Men Evolution, Nightwing, Smallville: The city) ma deve anche molto al tratto spiccatamente seventies di Gulacy (come dimenticare il suo Shang-Chi, che ha ispirato decine di disegnatori da trent'anni a questa parte, e la più recente avventura sulla serie regolare di Catwoman, mai così sensuale), che qui coniuga con bravura matite cinetiche e tecnologiche con flashback che devono molto agli acquerelli giapponesi antichi. Katana e bat-telefonino, insomma, per un fumetto ricco di personalità e sorprese. Poco condivisibile la scelta DC della dicitura "Year One" nel titolo, in verità.