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Baumgartner

Baumgartner

Seymour Baumgartner è intento alla stesura del terzo capitolo della sua monografia su Kierkegaard, comodamente seduto nel suo studio. Mentre sta scendendo le scale per recuperare un libro di cui necessita gli viene in mente che ha promesso a sua sorella di chiamarla alle dieci. Fa per entrare in cucina per prendere il telefono quando inizia a percepire uno sgradevole odore di bruciato. E proviene proprio dal pentolino con cui, ormai tre ore prima, ha cotto le uova della colazione. Il pentolino d’alluminio, ormai, ha la parte inferiore quasi del tutto consumata dal fuoco e Baumgartner, senza fermarsi un secondo a ragionare, lo toglie dal fuoco. Il risultato è una dolorosa bruciatura sulla mano, che sarebbe ancora sana se solo avesse utilizzato una presina. Ma ormai è troppo tardi e non gli resta che cacciare la mano sotto all’acqua corrente. Sua sorella! Deve proprio chiamarla. Nemmeno il tempo di ricordarsene per la seconda volta che lo squillo del telefono lo fa sobbalzare. Sarà di certo lei, Naomi, pronta a rimproverarlo di averla dimenticata, da perfetta bisbetica qual è. E invece, dall’altro capo della cornetta, gli risponde la voce di uno sconosciuto che si profonde in scuse: ha un imperdonabile ritardo per l’appuntamento per la lettura del contatore dell’elettricità. Baumgartner non ricorda nulla in merito. Ma tant’è, non gli resta che attendere l’arrivo del letturista. È il momento giusto per chiamare Naomi ma, mentre sta per alzare la cornetta, sente il suono del campanello della porta. Senza alcun indugio si avvia e scopre che si tratta di Molly, la gentilissima fattorina dell’Ups. Pur di scambiare qualche chiacchiera con lei ogni mattina, Baumgartner continua a ordinare libri inutili, che non leggerà mai. Libri che continuano a impilarsi, ancora all’interno dei pacchi con cui gli sono stati recapitati, in un angolo vicino al tavolo. Dovrebbe proprio decidersi ad aprirli e a recarsi alla biblioteca pubblica a cui intende donarli. Bene, ora è davvero il caso di chiamare sua sorella. Ma, di nuovo, il suo telefono squilla inaspettatamente...

Baumgartner è – a meno di eventuali pubblicazioni postume – l’ultimo romanzo dell’autore statunitense Paul Auster, scomparso alla fine dell’aprile 2024. Il protagonista, Seymour Baumgartner, è un professore di filosofia in pensione, un uomo che si sente prossimo alla fine della sua vita e desidera concedersi del tempo per riflettere su ciò che è stato e per guardarsi dentro. Una volta iniziato a conoscerlo, questo personaggio ricorda molto il Nathan Glass di Follie di Brooklyn, un’altra commedia umana di Auster pubblicata nel 2014. Entrambi sono alla ricerca di pace e introspezione ma si lasciano, ben presto, trascinare da tutta una successione di eventi ed eventualità che condizionano la loro esistenza, mettendoli di fronte a scelte da compiere e azioni da intraprendere, anche loro malgrado. Ma Baumgartner è anche un inno alla memoria. Quella che porta al ricordo di Anna, la moglie scomparsa dieci anni prima e mai dimenticata, e quella dello stesso Baumgartner, che inizia a fare cilecca, lasciandolo troppo spesso perplesso circa appuntamenti dimenticati e chiusure lampo dei pantaloni lasciate aperte dopo il pitstop in bagno. All’interno del romanzo si sussegue un collage di pagine provenienti dalle opere di Anna (diari in cui racconta del suo primo amore, della sua storia con Baumgartner, fino alle sue poesie) a quelle di Baumgartner (come il racconto del suo viaggio in Polonia alla ricerca delle sue origini o qualche stralcio del suo saggio Misteri del volante). In un turbinio di situazioni al limite del paradossale e di personaggi che si incontrano e scontrano, si allontanano e poi ritornano, Auster ci regala un romanzo breve ma senza dubbio delizioso. Lasciando il finale in sospeso, poi, questo genio indiscusso e autore visionario fa ai suoi lettori un ultimo – graditissimo – regalo.