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Bavaglio

L’introduzione del giornalista Pino Corrias (L’estate del Caimano) apre la strada a tre dettagliati capitoli (Tre Leggi vergogna, una Costituzione da abolire; Berlusconi & Mills, il processo da bloccare; Berlusconi & Saccà, le telefonate da occultare) incentrati sulla legge in materia di intercettazioni, il cosiddetto Lodo Alfano dal nome del suo proponente, il Ministro Guardasigilli Angelino Alfano. Il provvedimento vieta le intercettazioni per reati con pene inferiori a 10 anni e stabilisce che le intercettazioni da parte della magistratura - previa autorizzazione del tribunale - non potranno durare più di 3 mesi. Una legge che, come esposto dettagliatamente in queste pagine, metterebbe in pericolo la libertà di informazione, rischiando di imbavagliare per sempre i cronisti tagliando maldestramente la testa alla verità. C’è anche una appendice divisa in tre capitoli: uno dedicato ai testi di alcune ormai famose intercettazioni (protagonisti i vertici RAI e Berlusconi) riguardanti raccomandazioni eccellenti; l’altro imperniato sulla variegata regolamentazione delle intercettazioni in Gran Bretagna, in alcuni paesi dell’Unione Europea (tra i quali la Germania e la Francia) e negli Stati Uniti; nell’ultimo capitolo infine è riportato il testo integrale della Legge 20 giugno 2003 n.140, il cosiddetto Lodo Maccanico Schifani, per intenderci la famigerata 'legge salva-Premier'...
In principio era La Casta, il libro di Antonio G. Stella & Sergio Rizzo che ha inaugurato un felice filone di inchiesta sullo sfascio istituzionale del nostro Belpaese. La premiata (si fa per dire, visto che da più parti molti detrattori affilano i coltelli) ditta Gomez-Travaglio (qui con la collaborazione del giornalista de L’Espresso Marco Lillo) continua le serie dei libri-denuncia con un pesante grido di allarme sullo stato della informazione in Italia. Scenari istituzionali apocalittici, politici che assomigliano a macchiette, soubrettine in cerca di popolarità, giornalisti compiacenti, uomini di affari (sporchi): non manca niente in questo grand-guignol virato bianco, rosso e verde. Si stenta a credere a quello che si sta leggendo e inconsciamente si spera dapprima che si tratti di una esagerazione ai puri fini dell’inchiesta e poi che si ottenga un rigurgito di coscienza civile che possa rimediare a tutto questo. Travaglio, Gomez e Lillo sono anche capaci di strapparci una amara risata quando - tra trame e inciuci vari - hanno ancora la forza di usare una spietata ironia. Ciononostante ci si chiede sovente se si stia sfogliando il libro per un desiderio di catarsi, per sentirsi parte di una enclave, per un certo spiccato autolesionismo tipico della sinistra, per fare in qualche modo resistenza passiva o solo perché era in bella vista sullo scaffale del multistore. Qui prodest? Ai posteri (ahi loro) la (quantomai) ardua sentenza. Il Caimano, intanto, incassa e tace. Lui ha già vinto con le sue televisioni cambiando - come dice Nanni Moretti in una illuminante battuta del suo film del 2006 intitolato appunto "Il Caimano" - per sempre l’Italia e le teste degli italiani.