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Bella ciao

Bella ciao
Già nel primo autunno del 1943, quando ancora il fronte antifascista è in fase di costituzione, il PCI si adopera per porsi alla guida delle diverse componenti del movimento di liberazione. Tra le bande  partigiane, quelle capeggiate da Luigi Longo e Pietro Secchia si caratterizzano per la aperta volontà di far prevalere le proprie strategie politiche e militari. Il tentativo che anima le Brigate Garibaldi è quello di allargare il più possibile la guerra civile, fino a coinvolgere anche coloro che ne volevano restare esclusi. La strategia degli attentati – ai quali seguono immancabili le orrende rappresaglie messe in atto dalle forze nazifasciste nei confronti della popolazione inerme - viene pianificata e perseguita con questa finalità. L’intento delle formazioni comuniste è quello poi di egemonizzare la lotta per la libertà e l’indipendenza e di trasformare la Resistenza in un movimento di rivoluzione sociale. E per la causa uccidono senza riguardi chiunque si frapponga al progetto, individuandolo come avversario politico, sia che abbia deciso di restare fedele a Mussolini sia che militi tra le proprie formazioni…
Che la condotta ideologica e ambigua - pericolosamente in bilico tra una profonda devozione alla causa della liberazione dalla dittatura nazifascista e un’attrazione istintiva verso l’ideale comunista - abbia condotto una parte delle brigate partigiane a un corollario di vendette, stupri e omicidi ormai non costituisce più una novità storica. La viscerale, ancorché analitica, riscrittura del periodo della Resistenza operata nell’ultimo decennio da Giampaolo Pansa non ci consegna in questo caso un libro spiazzante come lo fu Il sangue dei vinti. Quello che emerge, in definitiva, è un mosaico la cui immagine oleografica era già venuta decomponendosi con la comparsa delle tessere inedite venute alla luce nel corso dei libri precedenti. La presenza di questi ulteriori elementi emersi non disgrega la sostanza del quadro. L’unicità del disegno che il mosaico teneva insieme non viene meno, ma assume la fisionomia di un caleidoscopio in cui le singole tessere si ricompongono per dare vita a una rappresentazione più realistica e meno dogmatica. Basta saper disgiungere le testimonianze e le storie inanellate a perdifiato tra le pagine dalla tentazione a un’inappellabile sconfessione del valore storico complessivo.