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Below ambition

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Bere molto, fino a star male. Fare tardi. Ogni tanto un po’ di sesso casuale, magari in piedi contro un muro. Sparlare degli altri musicisti, così, per cattiveria gratuita. E si, ogni tanto anche prendere gli strumenti e suonare, giusto per ricordarsi di essere una band musicale. Megg la strega, lupo mannaro Jones, in arte gli Horsemania: la peggior band della città, definizione che si appuntano sul petto come una medaglia. Il loro repertorio è fatto di canzoni con poco senso e molte stonature, infarcite di parolacce, irriverenti verso tutto. Al pubblico non piace? Fanculo loro, che non capiscono niente. Megg e Jones fanno le loro cose perché gli piace, perché gli artisti vivono quel tipo di vita lì. Girovagano di locale in locale, sempre con la bottiglia in mano, sempre sfatti. Quando è l’ora di suonare e cantare stanno in piedi per miracolo, gracchiano le loro note con atteggiamento maudit. Vengono pagati poco, e quando avviene la moneta è quasi sempre l’alcol. Dei locali conoscono più i cessi che i palchi, ma vomitano equanimemente su entrambi. Non pensano al presente, figuriamoci al futuro. La prospettiva è l’assenza di prospettive. Vivono il qui e ora, facendo quello di cui hanno voglia, ascoltando solo gli impulsi. E ridono parecchio. Perché il nocciolo della faccenda è che trovano tutto questo molto, molto divertente...

Simon Hanselmann ritorna sui suoi iconici personaggi in questo Below ambition, recente volume della Coconino Press che raccoglie le vicende di Megg e Jones. I due sono il simbolo della moderna generazione perduta: spogliata di ogni velleità letteraria e artistica (filosofica non la nominiamo neanche) quello che rimane è solo l’eccesso, il vizio. Hasselmann, che dichiaratamente ha creato questi personaggi ispirandosi a se stesso e al suo passato da musicista, da un ritratto cinico e insieme divertente di questi due desperados: accidiosi e vagamente lussuriosi, un po’ cattivi ma in qualche modo fedeli l’uno all’altra. Alcuni passaggi sono stranianti, come ad esempio quelli sui concerti, in cui il tempo narrativo è volutamente fedele a quello reale, senza tagli o dissolvenze, che l’autore dà la possibilità di fruire ascoltando le canzoni cantate dalla viva voce dei suoi personaggi (tramite un link accessibile da un QR code in calce al fumetto); in questo modo il lettore può capire fino in fondo che gli Horsemania sono veramente la peggior band in circolazione. I disegni sono elementari, con una ricercata bidimensionalità e senso della caricatura. La gabbia della tavola è quella classica a sei vignette, sempre uguali e squadrate, ennesimo artificio volto a scandire il medesimo ritmo monotono della storia. Below ambition è un’esperienza, più che una lettura. Divertente, dissacrante, un po’ matta.