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Benedetto sia il padre

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Estate 1978. Terzo trasloco. L’ultimo, a sentire suo padre. È un uomo bellissimo suo padre Giuseppe, una bellezza rara e irresistibile come solo le cose malvagie riescono ad essere. Come molti ragazzini della sua età, è cresciuto, quasi analfabeta, completamente in balia di se stesso. Nonostante la madre lo spronasse a frequentare la scuola - bello com’era, se fosse stato pure colto e intelligente sarebbe senz’altro diventato una persona importante - lui ha continuato a marinare le lezioni e a frequentare le chianche di Bari, sempre più consapevole della propria bellezza che, alla fine, lo ha reso un giovane uomo fiero e spavaldo. Rosa si augura con tutto il cuore che nessuno dei suoi fratelli - Salvatore e Michele - finisca con il somigliare a Faccia d’Angelo: bel viso e carattere rinunciatario e violento. Ora che si trasferiscono in una nuova casa, e lasciano finalmente l’abitazione del nonno, Giuseppe comincerà un nuovo lavoro e si dedicherà a tessere reti da pesca. Ma per quanto tempo andrà avanti questa nuova occupazione? Quanti giorni passeranno prima che Giuseppe Abbinante ceda a un nuovo colpo di testa e mandi tutto all’aria per l’ennesima volta? Agata, sua madre, si è innamorata di lui al primo incontro, quando lui le ha raccolto un fazzoletto dalla strada durante la festa di san Nicola. E non importa se, senza un reale motivo, lui la picchia davanti ai figli e la prende a male parole; non importa se ogni volta che si altera finisce per prendersela con la moglie e le scuote la testa con violenza, facendo ondeggiare in maniera scomposta i suoi riccioli color miele; non importa se la chiama puttana, incurante del fatto che i bambini siano lì vicino e ascoltino. No, non importa; Agata lo ama e accetta in silenzio ogni scatto d’ira del marito. Rosa le conosce le puttane e conosce anche i luoghi in cui esercitano la loro professione. Ha visto le loro cosce nude e i loro seni al vento, esibiti anche se fa freddo e tira vento. E sua madre non ha nulla da spartire con quelle persone, non somiglia loro in nulla. A volte, la sera, quando suo padre esce e i fratelli si sono addormentati, spia la madre trattenendo il respiro mentre si avvicina alla camera da letto della donna e la vede così fragile e indifesa…

Una bambina cresciuta in un quartiere popolare, uno di quelli in cui la violenza rappresenta la quotidianità e la normalità. Una ragazzina spaventata, protagonista di una storia in cui amore e paura, bellezza e dolore si inseguono fino a mescolarsi. Una storia coraggiosa che parla di dolore e perdono. Rosa Ventrella - autrice di La malalegna e di Storia di una famiglia perbene, successi internazionali tradotti in trenta Paesi - affronta, nel suo nuovo romanzo, una vicenda che dà “corso alle parole che a fiumi avevo sparse nella testa e soprattutto nel cuore”. La narrazione, che prende le mosse dal presente e si serve della voce di Rosa - detta Rosé - originaria di Bari vecchia e trasferita da tempo a Roma, comincia con una telefonata, a seguito della quale Rosa è costretta a tornare a casa. Il viaggio diventa l’occasione per ripercorrere la propria vita e rivivere quel passato dal quale ha cercato in ogni modo di affrancarsi, ma che ha sempre continuato a camminare al suo fianco. È così che riaffiorano alla mente episodi di vita dolorosa e violenta, legati alla figura di un padre bellissimo ma umorale, carico di insoddisfazione e alla perenne ricerca di un altrove che lo soffoca e gli fa credere che l’unica forma possibile di rispetto passi attraverso la violenza; di una madre che trova la forza, per affrontare il marciume quotidiano, in una dimensione dominata dai sogni che le lasciano tuttavia il vuoto nel cuore e la sofferenza negli occhi. E poi c’è la piccola Rosa, anima inquieta amica del silenzio, ossa appuntite e fame di certezze, bambina prima e giovane donna poi, che sogna di fuggire dalla maledizione legata alla sua terra e alla sua condizione di femmina. Ma fuggire non è la soluzione; occorre fare i conti con il proprio passato, concedere e concedersi il perdono, affondare nelle pieghe del dolore per rinascere. Attraverso un linguaggio che non fa sconti ed è capace di raccontare con la stessa sincerità dolcezza e ferocia, la Ventrella accompagna la protagonista mentre ricerca le radici dell’odio per il padre, rivive amicizie pericolose e attrazioni proibite e si libera finalmente della sua pesantissima eredità. Un viaggio difficile e doloroso nel passato, necessario per rompere gli equilibri e costruire finalmente un futuro fatto di coraggio, consapevolezza, emancipazione e, soprattutto, perdono.