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Benvenuta nella gabbia delle scimmie

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L’umanità si è finalmente evoluta. Dopo migliaia di anni trascorsi a morire come bestie, lì dove capitava, ora finalmente è possibile recarsi in centri specializzati e scientificamente studiati per usufruire di un suicidio indolore, igienico e perfettamente pulito. Altrove, intanto, si è scoperto come abbandonare il proprio corpo per far muovere la coscienza in completa libertà; l’unica pecca è che l’umanità, come suo solito, si è subito divisa in due fazioni in conflitto: chi è affezionato alle proprie vecchie membra scimmiesche e chi invece è andato già oltre… Uno scienziato ha compreso come modificare l’universo utilizzando la mente, rendendo la telecinesi perfetta e scientificamente calcolabile. Ora è possibile mettere fine a tutte le guerre o, per meglio dire, attuare l’ultima guerra totale e definitiva… C’è un ragazzino che ascolta la tremenda lite dei vicini di casa e concepisce un piano per salvare la vita dei due litiganti, apparentemente avviati verso atti di sangue. Non può sapere che così, seppur armato delle migliori intenzioni, provocherà il vero disastro… C’è poi un altro ragazzino, di colore, nella Germania del dopoguerra: guarda ai soldati americani con la speranza che lo portino via, giacché tra loro ha visto il “suo papà”: l’unico essere umano al mondo che sembra essere uguale a lui…

Kurt Vonnegut non ha bisogno di presentazioni, ma se proprio non ricordate chi sia basti citare un solo libro, il suo capolavoro indiscusso: Mattatoio n.5. Per arrivare a scrivere quello e molti altri romanzi, però, lui dovette per lungo tempo mantenersi inviando racconti alle riviste letterarie. Negli anni Cinquanta e Sessanta questo genere andava per la maggiore e soprattutto la fantascienza ebbe il suo periodo d’oro. In quest’opera troviamo raccolta buona parte degli scritti di Vonnegut risalenti a quegli anni, e la sua penna unica, seppur ancora verde per certi versi, è già evidente. Caratteristica fondamentale della scrittura di questo autore è miscelare vicende fantastiche e fantascientifiche a temi e situazioni, invece, ben più reali. Con il suo tono, solo apparentemente leggero e spigliato, costruisce così narrazioni che catturano l’attenzione con idee frizzanti e curiose, ma che poi conducono, ogni volta, a riflessioni profonde e persino dolorose. Molteplici storie che si snodano rapide, sotto gli occhi assorti di un lettore che vi ritrova tutte le complessità della solita squallida umanità. Come solo i grandissimi sanno fare, Vonnegut è capace di distillare ad un tempo un perfetto concentrato di intrattenimento e valore letterario, poetico e filosofico. Se per lungo tempo è stato considerato uno scrittore minore, “di genere” (come se questa fosse una parolaccia), oggi per fortuna lo si è riscoperto e pienamente rivalutato, ed è entrato nell’olimpo della letteratura, là dove merita di stare.