Salta al contenuto principale

Berlino brucia

Berlino brucia

L’uomo, con addosso un vecchio cappotto militare, gambali e guanti bucati e un berretto calato sulla fronte, è seduto contro un pilastro d’acciaio all’ombra della ferrovia sopraelevata, il mento sul petto, come vinto dalla sonnolenza o come se stesse smaltendo una sbornia. Nessuno ha notato il morto, apparentemente lì da giorni, o quantomeno nessuno ha ritenuto necessario chiamare la polizia, fino a quando un agente di ronda ha notato la chiazza di sangue sotto il corpo e allertato l’Ispettorato Omicidi. Wilhelm Böhm, il commissario capo, deve trattenere il fiato: nonostante il freddo, il fetore emanato è quello di una persona che da anni vive in strada. Come gran parte dei senzatetto di Berlino, indossa indumenti militari: nella tasca, un vecchio foglio matricolare sdrucito dichiara che il riservista Heinrich Wosniak, nato il 20 marzo1894 a Hagen, Westfalia, ha militato nel 1° Reggimento Fanteria della Guardia di Riserva nell’agosto del 1915 sul fronte orientale, per essere poi trasferito nelle Fiandre. L’assistente capo della Polizia Criminale Gräf, uno dei due uomini che Böhm ha portato con sé, può cominciare con i rilievi. L’altro uomo, invece, che deve scattare delle foto, non sarà mai d’aiuto. È l’aspirante commissario Steinke, un giovane laureato in legge, membro dell’associazione studentesca nazionalsocialista all’università, quindi nel partito giusto per fare carriera e con buone possibilità di superare gli esami e diventare il superiore di uno come Gräf, più capace come investigatore, ma privo di ambizione. Nonostante l’anno di servizio alla Criminale, Steinke si comporta ancora da novellino insolente e svogliato. Secondo l’agente Breitzke, che ha trovato il corpo, le cicatrici che spuntano dal berretto del cadavere fanno pensare che possa essere il Patata, ma non conosce il nome vero. Il dottor Magnus Schwartz, sopraggiunto nel frattempo, rileva infatti gravi ustioni di secondo e terzo grado, risalenti a due, massimo tre anni prima, troppo recenti dunque per essere un souvenir di guerra. Non è possibile risalire alla data del decesso, ma è probabile che qualcuno gli abbia conficcato un aggeggio lungo e appuntito nel naso fino al cervello: un metodo semplice ma efficace. Anche l’autopsia non potrà dare informazioni sul momento della morte: non rimane che cercare testimoni e interrogare i passanti. Intanto, dalle travature di acciaio, appollaiati tra le traverse, i piccioni continuano a lasciar cadere il loro guano, e non solo sul cadavere: non sanno parlare, ma forse, in qualche modo, possono essere d’aiuto...

Berlino brucia è il quinto volume della serie con protagonista il commissario Gereon Rath, ambientata a Berlino tra il 1929 e il 1934 e ideata dallo scrittore tedesco Volker Kutscher, che ha saputo trovare la combinazione perfetta fra il genere storico e quello investigativo: dai suoi romanzi, particolarmente apprezzati in Germania, è stata tratta la serie televisiva, trasmessa anche in Italia, Babylon Berlin. Il caso su cui Rath deve lavorare dopo essere stato richiamato in servizio dalla Centrale, il giorno successivo ai festeggiamenti del Carnevale di Colonia nel freddo febbraio del 1933, è solo apparentemente semplice: l’uccisione di un senzatetto avvenuta nei pressi della stazione di Nollendorfplatz. La vittima è un soldato, trafitto forse da un pugnale da trincea della guerra mondiale, già noto alla polizia, non come sospettato, ma perché coinvolto in un incendio doloso cui è sopravvissuto per miracolo: sette morti, tre feriti gravi, di cui uno deceduto cinque giorni dopo per le lesioni riportate. Tutti mendicanti e senza tetto che abitavano nella stessa baracca. Colpevole di aver appiccato il fuoco, la giovane Hannah Singer, classe 1916, figlia di una delle vittime. Sui giornali questa notizia contende lo spazio all’incendio del Reichstag, sede del parlamento tedesco, che segna l’inizio della caccia ai comunisti. Nelle indagini, Gereon è affiancato da Charly, dell’ispettorato femminile e sua futura moglie: insieme, ricostruiranno gli avvenimenti risalenti al 1917 — e quindi alla Prima guerra mondiale — che sono alla base di questo e di altri omicidi. Fanno da sfondo i numerosi episodi che caratterizzano lo sconvolgimento politico in atto: le SA terrorizzano sempre più apertamente gli ebrei e gli oppositori politici e l’NSDAP, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, pur non ottenendo la maggioranza assoluta, né dei voti né dei seggi, raggiunge il successo alle elezioni del 5 marzo, così che il cancelliere del Reich, Adolf Hitler, non ha difficoltà a far approvare le sue leggi speciali, tra cui il decreto dei pieni poteri. Rath è testimone delle azioni delle SA, ma come molti suoi contemporanei è convinto di poter restare ai margini. I cambiamenti, però, sono troppo evidenti: all'improvviso si apre una spaccatura nella società, fra familiari, amici e colleghi che manifestano apertamente simpatie per il nazionalsocialismo. I romanzi di Kutscher riescono a mettere in scena in modo vivido e circostanziato come le ambizioni politiche, la prevaricazione, l’arroganza intellettuale, la crisi economica e un clima di terrore possono portare all’annientamento della democrazia. In questo contesto, dove si muovono, oltre a personaggi storici realmente esistiti come Goebbels, gli opportunisti, gli insoddisfatti della politica, i sostenitori entusiasti, i seguaci ingenui, le vittime e chi si oppone, Rath rappresenta le tante persone che credono che la politica non li riguardi direttamente, che non vogliono prendere posizione e pensano di poter rimanere neutrali. Charly, invece, è più consapevole e guarda con un’attenzione critica agli eventi che la coinvolgono, dimostrando una certa lungimiranza. Kutscher riesce a padroneggiare i vari aspetti di una trama di 640 pagine, i cui capitoli, di veloce lettura, contribuiscono a fornire i vari punti di vista e una visione dettagliata e completa dell’intrigo. Berlino brucia si inserisce puntualmente nella serie di Gereon Rath e può essere letto in modo indipendente, ma per poterne seguire gli sviluppi fin dall’inizio vale la pena di affrontare anche i precedenti romanzi.