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Bestiario familiare

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C’è una bambina che nella Ford Fiesta verde pisello di famiglia va in visita dalla nonna. Lei quel percorso da Firenze a Verona lo conosce bene. Ci va spesso dalla nonna, e a ogni viaggio riscopre odori e colori. Fino a Bologna c’è odore di tabacco in auto perché il suo papà fuma, poi gli odori mutano così come il paesaggio: è la bambina che tira su i finestrini dell’auto per non farsi offendere troppo le giovani narici dagli odori tipici di quella parte di Italia, piana e rurale, dove si coltiva e si alleva bestiame. Durante il viaggio c’è pure il tempo per una sosta all’autogrill dove il papà compra dolci e caramelle per la sua bambina, ma anche per sua madre che vive nel piccolo paese di Albaro. Eh sì, perché anche la nonna così come la nipote è ghiotta di caramelle, di ogni marca e gusto, perché - come dice la bambina - lo zucchero la calma. C’è armonia, c’è complicità in questi viaggi tra padre e figlia, loro che tutti dicono assomigliarsi come due gocce d’acqua. “La xe tuta so pare” dice sempre la vicina di casa della nonna quando li vede arrivare e loro a questa cosa ci hanno anche fatto l’abitudine. Nel paesino di Albaro la vita per la bambina cambia perché lì la natura e gli animali si possono vivere in maniera differente che in città… e allora tra polli spennati, rane e faraone la bambina viene “sistemata” anche lei, ma in cameretta con le lenzuola di flanella, perché per i nonni vivere la natura o il focolare domestico è quasi come se fosse la stessa cosa. Penne, polli e piume e le quattro cose che il nonno emigrante tempo fa in Belgio ha conservato anche tornato a casa. Ma perché proprio solo quelle quattro cose?

Bestiario familiare è poesia pura. È ritornare bambini ai tempi dell’asilo e scavare nei propri ricordi. Che odore aveva il proprio cestino? Perché la merenda era così buona e saporita? Perché l’odore dei pastelli e della colla erano così diversi e meravigliosi? Non è tanto quello che viene raccontato nel libro a far scattare le sinapsi dei lettori, ma come il tutto viene raccontato. Leggerezza. Naturalezza. Poesia. E un aiuto importante arriva anche dalle illustrazioni di Francesco Chiacchio. Quando si è bambini il tempo è un’altra cosa. Si dilata all’infinito e permette di assaporare ogni attimo e ogni novità con il più grande e ampio sguardo sul mondo. La Moscon, prendendo a pretesto animali e case in campagna, fa un lavoro di poetica dello sguardo che rimanda a una universalità in cui ognuno può riconoscersi. Quale è il momento più importante nell’anno di un bambino? Le vacanze, ovviamente. E la protagonista di Bestiario familiare sotto questo punto di vista è fortunatissima perché fa vacanze differenti se parte con il papà o con la mamma. Vacanze lontanissime dall’essere costose o esclusive, ma che la formano e la fanno crescere facendole comprendere a ogni viaggio o soggiorno chi è veramente, e soprattutto cosa vuole e cosa le piace. Si potrebbe dire: vacanze formative, se il modernissimo termine non fosse inficiato ironicamente e deliziosamente da polli, penne e piume. È proprio leggero come una piuma il modo in cui la Moscon vola tra parole e descrizioni con la leggiadria della grande narratrice e la precisione di una fotografa che scatta diapositive a ripetizione per lasciare chi legge e guarda meravigliosamente stupito.

LEGGI L’INTERVISTA A LILITH MOSCON